Gli studenti scendono in campo per dire “no” al referendum sulla giustizia che il prossimo 22 e 23 marzo porterà gli italiani alle urne. Dopo le polemiche delle scorse settimane sugli eventi dedicati al referendum nelle scuole – con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che aveva minacciato sanzioni in caso di mancato rispetto della par condicio -, l’Unione degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari si sono raccolti in piazza del Popolo, a Roma, per annunciare la propria contrarietà alla riforma promossa dal governo Meloni.
La manifestazione si è distinta anche per un grande striscione (di oltre venti metri secondo gli organizzatori) proprio con la parola “No”. “Siamo qui come sindacati studenteschi”, ha detto Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi, “perché come giovani studenti rispondiamo votando no allo smantellamento dell’assetto costituzionale e democratico della magistratura che questo governo cerca di fare con questa riforma”.
“Davanti ad un governo che non vuole far esprimerci, negando il voto fuori sede e dimenticandosi costantemente dell’apporto dei giovani”, ha aggiunto Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’unione degli universitari, “noi rispondiamo mobilitandoci, attivandoci, dichiarando a gran voce che voteremo no”. La giornata di oggi, si legge in una nota diramata dalle due associazioni, “rappresenta il culmine di un percorso lungo mesi, in cui realtà della società civile si sono coordinate per una campagna sul merito“.
A ribadirlo è Verdecchia: “I veri problemi della giustizia sono altri; gli oltre 12mila precari nel settore, i tempi del processi eccessivamente lunghi e le condizioni delle carceri, una vera e funzionale riforma si occupa di questi temi e non di mettere un controllo politico sulla magistratura“. E Bruscella: “Non chineremo la testa davanti a chi vuole smantellare la costituzione, davanti ad un governo che fa di tutto per rendere sempre più autoritario il nostro Paese. Noi non ci stiamo, stiamo dalla parte della Democrazia, dalla parte di chi vota no”.