Perché nelle scuole chi non rispetta la par condicio sono solo i promotori del No al referendum sulla giustizia? A chiederlo, mercoledì 18 marzo, è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a ‘Coffee Break’ sul canale La7.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere, durante la trasmissione il titolare del dicastero bianco ha detto che l’amministrazione scolastica ha ricevuto “alcune segnalazioni di dibattiti orientati solo in una certa direzione: le segnalazioni che abbiamo avuto sono tutte a favore del ‘no'” al referendum sulla giustizia “e quindi la direttiva che ho dato è che va benissimo il dibattito nelle scuole ma ci deve essere par condicio, equilibrio tra le parti, la scuola non è luogo di indottrinamento, è pagata da tutti gli italiani”, ha ribadito Valditara.
Il Ministro ha quindi ammesso che “c’è stato un dibattito e devo dire spesso nelle ore di educazione civica e il dibattito è molto positivo, deve essere però rispettoso delle parti e quindi della par condicio che anche la tv giustamente deve rispettare”, ha sottolineato.
Quindi, anche in questa occasione Valditara non si è tirato indietro dal far conoscere pubblicamente il suo orientamento sul referendum del 22 e 23 marzo: “Credo che la posta in gioco sia soprattutto per gli italiani, questa è una grande occasione per cambiare una giustizia malata, una giustizia condizionata dal meccanismo delle correnti, un meccanismo di tipo castale”.
Secondo Valditara non è vero che la riforma della giustizia, se passerà il Sì, muterà l’assetto sui poteri: “Non cambia in alcun modo l’equilibrio tra i poteri, non stravolgiamo la Costituzione, la attuiamo – ha detto ancora il responsabile del Mim – , perchè l’articolo 111 stabilisce il principio della separazione netta tra giudice e pm e la parità tra accusa e difesa. Come ci può essere se i pm nel Csm valutano la carriera, decidono le nomine e i provvedimenti disciplinari dei giudici?”.
Secondo Valditara, piuttosto, “c’è una tradizione riformista della sinistra che si è espressa per il ‘sì’ e ha dato vita al Codice di procedura penale: non vorrei che prevalesse nella sinistra la componente massimalista ed estremista che cerca sempre lo scontro con il governo anzichè avere una postura diversa”.
Quindi, il ministro dell’Istruzione ha ricordato, in linea con quanto detto più volte dalla premier Giorgia Meloni, che non ci saranno “conseguenze sul governo qualora vincesse il no. Lo ha detto anche Elly Schlein, ‘non chiederemo le dimissioni’. Non sono preoccupato per il governo ma perchè questa occasione di cambiamento non capiterà più e non va persa”.
Qualche giorno fa, il ministro Valditara aveva detto che “se dovesse vincere il no vincerebbe il massimalismo, l’estremismo, la contumelia, l’insulto, la delegittimazione della persona”.
In precedenza, sempre lo stesso ministro dell’Istruzione aveva inviato un messaggio a dirigenti scolastici, e indirettamente ai docenti, perché non cadano nell’errore di illustrare agli studenti un parere di parte sul prossimo referendum sulla Giustizia: “chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo e può incorrere in sanzioni disciplinari”, aveva chiosato Valditara.
Nei giorni passati, la Flc Cgil ha replicato alle dichiarazioni di Valditara, analoghe a quelle del 18 marzo, sostenendo che a scuola operano docenti che sanno quello che fanno e non possono essere condizionati sui contenuti del loro lavoro.
“Affermare ancora una volta, che nelle scuole ci sarebbe il rischio di ‘indottrinamento’ – ha fatto sapere il sindacato Confederale – è una narrazione tanto grave quanto infondata, che alimenta un clima di sospetto verso la scuola pubblica. Significa mettere sotto accusa migliaia di docenti e operatori dell’istruzione che svolgono il proprio lavoro con professionalità, responsabilità e nel pieno rispetto della Costituzione”.
“La scuola della Repubblica – ha continuato il sindacato guidato da Gianna Fracassi – non è e non è mai stata il luogo della propaganda politica. È invece il luogo in cui si costruiscono conoscenza, consapevolezza e spirito critico. Parlare di referendum, di democrazia, di diritti non è indottrinamento: è fare scuola, è educazione alla cittadinanza, è formazione di cittadini liberi e consapevoli”.
“Ricordiamo, inoltre, al Ministro che la scuola pubblica è tutelata nella sua libertà di insegnamento. Un principio costituzionale non negoziabile e che non può essere messo in discussione”.
Per la Flc-Cgil “è preoccupante, invece, che da mesi si continui a descrivere la scuola come un luogo da sorvegliare o da ‘correggere’, quando avrebbe bisogno di ben altre risposte: investimenti, valorizzazione del lavoro, stabilità degli organici, rispetto per le professionalità che la fanno vivere ogni giorno”.
“Respingiamo con forza le dichiarazioni del Ministro. La scuola pubblica e chi ci lavora non hanno bisogno di lezioni di pluralismo, ma di fiducia, rispetto e politiche che ne rafforzino il ruolo democratico e costituzionale”.