L’associazione di docenti TUTELA SECONDA LINGUA COMUNITARIA esprime la fortissima preoccupazione derivante dal taglio drastico e immotivato delle ore di seconda lingua comunitaria nei tecnici, indirizzo AFM e RIM, fino ad arrivare a un’ora sola di lezione di terza lingua comunitaria, a fronte delle tre attuali, nel triennio RIM. Per porre il focus solo su quest’ultimo, va detto che la dicitura “Rapporti internazionali e marketing”, indica un indirizzo innovativo, contemporaneo, al passo con i tempi, che , non solo educa gli studenti allo studio del diritto internazionale, ma che prevede lo studio di ben tre lingue. Togliere due ore dal curricolo appare come uno scempio derivante da una mera volontà utilitaristica, volta a ridurre all’osso la preparazione linguistica dei ragazzi, la quale invece nel 2026, dovrebbe essere ampia e completa, adatta ad avere un ruolo a livello internazionale.
Inoltre, la riforma recita, all’art. 1: Ai fini dell’attuazione del comma 1, nel rispetto dei principi di potenziamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e della maggiore flessibilità nell’adeguamento dell’offerta formativa, la revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi degli istituti tecnici tiene conto dei seguenti criteri:
A) aggi ornamento dei profili dei curricoli vigenti degli istituti tecnici, attraverso: il rafforzamento delle competenze generali linguistiche, storiche, matematiche e scientifiche, giuridiche ed economiche e delle competenze tecnico-professionali riguardanti i profili in uscita
Ora, non ravvediamo dove possa sussistere il rafforzamento delle competenze linguistiche nel togliere un’ora di seconda lingua nell’indirizzo AFM e ben due ore nell’indirizzo RIM. Anche in un’ottica di potenziamento delle competenze dei discenti ai fini di un maggior inserimento nel tessuto produttivo, come si sposa questo fine con la riduzione delle conoscenze linguistiche, fondamentali per poter rispondere adeguatamente e in modo efficiente alle richieste del territorio? Per quale motivo un’azienda dovrebbe favorire un candidato che non conosca in modo eccellente le lingue straniere, dato il continuo contatto che ogni singolo imprenditore ha, sul nostro territorio con un export ormai sempre più esigente? La contraddizione tra la richiesta di diplomati con hard-skills sempre più presenti e performanti e la proposta di questa riforma, che sembra far piombare la scuola indietro di cento anni, è netta e incomprensibile.
Non solo ci sarà una perdita di conoscenze e competenze in contrasto con le richieste del tessuto lavorativo di questo paese, ma si creeranno esuberi di cattedre difficilmente gestibili, se non impossibili da accontentare da parte degli USP. Il caos sugli organici regnerà sovrano e i docenti precari perderanno la possibilità di lavorare, se non addirittura assistere alla sparizione della cattedra. E’ davvero questo che il mondo della politica e la società tutta vuole per i nostri ragazzi e per noi lavoratori? E’ davvero tagliando e limando l’impossibile che si assicura formazione e qualità, che si formano i cittadini del domani? Noi rispondiamo a gran voce di no.
Chiediamo pertanto, un’azione forte e impattante da parte vostra, che ci sostenga e che denunci l’ingiustizia che questa riforma, neanche troppo velatamente, cela.
Chiediamo fortemente che si smetta, immediatamente, di considerare la scuola solo una fonte di monetizzazione del singolo, nel nome di uno svilimento culturale imbarazzante.
Chiediamo che si comprenda, finalmente, che se il numero degli analfabeti funzionali non fa che crescere, non è certo eliminando ore preziose di insegnamento che si potrà invertire questa rotta.
Chiediamo che i docenti siano davvero sostenuti e protetti, informati per tempo delle decisioni del Parlamento, decisioni che lasciano segni indelebili e nefasti per il lavoro dell’insegnante.
Chiediamo una manifestazione di protesta imponente, giusta, che risuoni fin nelle ultime stanze di un MIM che sicuramente non guarda al merito, nonostante il nome, ma che si impegna ad abbattere a colpi di riforme insensate il sistema scuola, in nome di un’improbabile maggior coesione con il mondo del lavoro.
Gruppo Docenti per la Tutela seconda lingua comunitaria