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Tagli, gli studenti tornano ad appellarsi a Napolitano

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I giovani universitari tornano a scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per denunciare i dilanganti tagli all’istruzione e chiedere un’inversione di tendenza: l’occasione è stata la visita del Capo dello Stato all`Università di Palermo, svolta l’8 settembre. Gli studenti dell`Unione degli Universitari e della Rete universitaria Mediterranea gli hanno consegnato una lettera nella quale denunciano “lo stato di abbandono e di precarietà dei giovani italiani, in particolare di quelli del Sud e della Sicilia” e chiedono “aiuto alla massima carica dello Stato” contro “i tagli a scuole e università, la disoccupazione dilagante, e la miopia del governo che pensa solo a tagliare e non ad investire sui giovani, rendendo il futuro di un`intera generazione sempre più precario. Le lotte portate avanti in tutti questi anni anche se giuste e appoggiate dalla maggior parte dei cittadini sono rimaste inascoltate da questo governo che vuole far pagare la crisi ai più deboli. Ci appelliamo dunque al Presidente Napolitano – hanno scritto i giovani nella lettera – per chiedere un impegno da parte delle istituzioni a investire sul nostro futuro“. Sinora dal presidente della Repubblica non sono giunte repliche, ma c’è da scommettere, visti i precedenti ed il rapporto speciale che si è instaurato coi giovani, che presto lo farà.
Nella stessa giornata anche gli studenti a favore del Governo hanno fatto sentire la loro “voce”, attraverso una nota pubblica. Giovanni Donzelli, portavoce nazionale della Giovane Italia, e Andrea Volpi, coordinatore Nazionale di Azione Universitaria hanno scritto che “la Gelmini è il ministro dell’ Istruzione più vicino ai giovani degli ultimi vent’anni: lo ha dimostrato col coraggio riformatore e con una grandissima capacità di ascolto“.
La coppia ha difeso Gelmini soprattutto dagli attacchi provenienti dai giovani precari (è accaduto anche di recente durante il raduno dei ciellini) che con l’avvio dei Tfa (i cui partecipanti assorbiranno la metà dei posti disponibili) avranno ancora meno possibilità di essere convocati per firmare un contratto: “il diritto all`insegnamento – hanno spiegato Donzelli e Volpi – deve avere lo stesso valore per un giovane e per chi invece è in lista d`attesa da tanti anni. La risposta occupazionale predisposta dal ministero include l`inserimento di tanti giovani e non chiude le porte a coloro che nel frattempo sono diventati padri e madri“.