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Tempi rapidi per l’azione disciplinare nella P.A.

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E la ministra alla P.A., Marianna Madia, va anche più in là, annunciando controlli più severi in caso di assenza per malattia “con attribuzione della relativa competenza all’Istituto nazionale di previdenza sociale”.

A parte pure il superamento degli automatismi per la carriera dei dirigenti, legata agli esiti della valutazione, secondo il relatore degli emendamenti, concordati con il governo, alla legge delega di riforma della Pa, “I procedimenti disciplinari devono avere una normativa che ne consenta un concreto e rapido esercizio”, mentre “anche sullo scarso rendimento occorre garantire un concreto esercizio”.

Per i subemendamenti si aspetta il 29 gennaio e poi inizieranno le votazioni.

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Per quanto riguarda dunque i controlli più severi in caso di assenza per malattia dei dipendenti pubblici, l’emendamento impegna il governo a una «riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia» al fine di «garantire l’effettività del controllo, con attribuzione della relativa competenza all’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps)», si legge sul Sole 24 Ore; e in più sarà pure possibile licenziare, inserendo, sibila la ministra Madia, “un criterio di delega che vuole rafforzare la normativa, in modo che non ci siano più blocchi al procedimento disciplinare”. Uno di questi, in modo particolare,  punta all’introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti, «finalizzate ad accelerare, rendere concreto e certo nei tempi l’esercizio dell’azione disciplinare».

Dopo la vicenda delle assenze dei vigili urbani, la notte di capodanno, l’attenzione si è concentrata sull’articolo 13: ma anche gli emendamenti agli altri articoli ”contengono scelte importanti”, assicura il relatore.

Per il ministro «anche sullo scarso rendimento occorre garantire un concreto esercizio». I numeri, ha spiegato Madia, «fanno capire che licenziare nella Pa è possibile: su più di 6mila procedimenti, 1/4 si è chiuso con una sanzione grave (licenziamento o sospensione).

Nel pubblico impiego in caso di licenziamento disciplinare illegittimo «secondo me bisogna prevedere sempre il reintegro. Anche perchè c’è un rischio di spoil-system, di tipo politico, che in un’azienda non c’è», ha spiegato ancora Madia, secondo cui: «questo è l’unico punto vero di differenza con il privato. E’ assolutamente evidente che il Jobs Act non si applica al pubblico impiego, è un provvedimento per il settore privato».

Critica la Flc-Cgil: “Smettiamola con la campagna di denigrazione che si basa su luoghi comuni col solo scopo di giustificare tagli e politiche sbagliate.

I lavoratori italiani (tutti) sono agli ultimi posti, nelle rilevazioni internazionali, come assenze sia per malattia che in generale”.

“Dalle rilevazioni dell’INPS”, continua un comunicato del sindacato, “fatte nel 2013 (le ultime disponibili) si evince che i lavoratori pubblici si assentano “per malattia” in media per 10 giorni l’anno. Dunque le altre fattispecie di assenze possibili, e tra questa certamente anche quelle per fruire dei permessi per l’assistenza di cui alla Legge 104/92, risultano pari ad una media complessiva di poco superiore ai 6 giorni l’anno.

Se poi ci sono situazioni di abuso nell’utilizzo dei permessi della Legge 104/92, una legge che come sindacato vogliamo difendere come indicatore del livello di civiltà del nostro paese e come diritto indisponibile, questo non sta certo nelle modalità e quantità di utilizzo da parte dell’insieme dei lavoratori.

Qualora ci fossero delle truffe o dei falsi nelle certificazioni di tale diritto, o in qualche modalità di utilizzo, questo non è certamente imputabile a tutti i lavoratori.

Si facciano tutti gli accertamenti dovuti e non sarà certo il sindacato a difendere situazioni di illegittimità”. Però, aggiunge la Flc-Cgil “è ora di finirla questa campagna contro il lavoro pubblico!”.

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