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Tempo pieno a scuola, al Sud non esiste e si “studia un anno meno”. Manca l’organico

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La questione tempo pieno a scuola è una di quelle che spacca perfettamente in 2 (o giù di lì) l’Italia, con esempi come il Piemonte che vede il 57,1% di alunni delle elementari uscire da scuola nel pomeriggio, mentre i coetanei in Sicilia non superano il 9,7%. Sono dati ricavati da Il Mattino, che ha condotto un’inchiesta sull’argomento. Dati peggioriativi se confrontati con quelli del focus sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2017/2018 fornito dal Miur lo scorso giugno 2017.

Al Nord si studia 1 anno di più!

L’inchiesta del quotidiano campano mostra quindi un livello di distanza fra Nord e Sud ancora più drastico: infatti, gli orari delle scuole elementari, prevedono un minimo di 24 ore oppure un orario settimanale di 27 o 30 ore, definito tempo prolungato, in cui sono previsti 1 o 2 giorni di rientro pomeridiano. Con 40 ore settimanali si può veramente parlare di tempo pieno.

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Provando a tirare le somme, in alcune regioni del Centro e del Nord si registra un impegno di 35 ore, mentre in Campania e in Puglia la media è di 30 ore. Addirittura in Sicilia si arriva a 29.

Questi dati, se messi a confronto, portano ad una conclusione piuttosto preoccupante: la differenza dell’orario settimanale fra Nord e Sud, moltiplicata per tutti e 5 gli anni scolastici, evidenziano come gli alunni del centro Nord abbiano compiuto un anno in più rispetto a quelli del Sud!

 

Problema di richiesta o di organici?

Il focus menzionato in precedenza, mostra comunque un aumento, seppur lieve, di ore al Sud rispetto agli anni precedenti. E in fin dei conti, l’inchiesta de Il Mattino, non si ferma a dire che esiste tale divario, ma prova a capirci qualcosa in più.

Facendo riferimento alle richieste del servizio mensa scolastica, Annamaria Palmieri, assessore all’Istruzione a Napoli, riferisce che tale aumento di richieste di mensa e di potenzialmente di tempo pieno, ci sono davvero: “In sette anni non ho mai negato un nulla osta. Ma so per certo che diverse scuole che nel 2017 ne avevano fatto richiesta non sono riuscite a partire perché non hanno ottenuto un rafforzamento dell’organico. Mi dispiace soprattutto per le primarie che operano in aree come Soccavo, il Rione Traiano, Miano, i Quartieri Spagnoli dove si potrebbero realizzare progetti specifici e duraturi per quei quartieri”.

Quindi, il problema sarebbe l’organico insufficiente, “dato che l’organico dipende dagli alunni“, afferma Luisa Franzese, responsabile dell’Ufficio scolastico regionale della Campania. E in Campania e al Sud sono in calo. Di conseguenza, non è possibile incrementare l’organico.

Sia chiaro: il tempo pieno non è certo obbligatorio per legge e nemmeno si può affermare che, anche se al Nord si facesse davvero 1 anno in più di scuola elementare, questo significherebbe un vero e proprio vantaggio rispetto al Sud. Ma è innegabile il fatto che, se il problema non è la bassa richiesta ma la mancanza di risorse e sopratutto di organico, la questione dovrebbe assumere un ruolo centrale nelle prossime riforme della scuola. O già a partire dal prossimo Governo. Anche perché tali differenze così marcate, non fanno mai bene.