Home I lettori ci scrivono Terza prova e refusi ministeriali

Terza prova e refusi ministeriali

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Riceviamo da un docente dell’Isis Nobile-Amundsen di Lauro (AV), presidente Terza Commissione Esami di Stato 2016/ 2017 presso Liceo Classico Colletta di Avellino la seguente segnalazione. 

Come si sa, il 26 giugno 2017 è il giorno dedicato, in tutte le scuole secondarie italiane di secondo grado, alla terza prova scritta. Pare anche che sia questo l’ultimo anno del cosiddetto “quizzone”, in vista delle novità del prossimo anno scolastico. Speriamo anche che sia l’ultima volta in cui si è costretti a leggere strafalcioni inaccettabili, come quello a pagina 41 del verbale che domani ogni Segretario Verbalizzante dovrà redigere e tutti i Commissari Assistenti e Presidenti di Commissione firmare (Esami di Stato conclusivi dei corsi di  istruzione secondaria di secondo grado, anno scolastico 2016- 2017, Modelli di verbale – Allegato all’O.M. n. 257 del 4 maggio 2017).
Cito testualmente: “Il presidente legge ai candidati (o ne fa dare lettura) o da (sic!) copia del testo della prova scelta dalla Commissione”. Proprio così: “da”, voce del verbo dare, terza persona singolare del presente indicativo, scritto senza accento, come la preposizione semplice “da”, in barba alla regola, spiegata da ogni buon maestro elementare che si rispetti ai suoi alunni, dell’accento sui monosillabi, la quale impone: “L’accento si indica solo nei casi in cui occorra disambiguare (differenziare forse è meglio) il monosillabo da una forma omografa (con la stessa grafia, ma di significato diverso).
Tali monosillabi sono dieci e cioé: … dà, presente indicativo di dare”, da è preposizione
(fonte: L’Italiano, conoscere e usare una lingua formidabile, 1. Bada a come scrivi, Accademia della Crusca, la Repubblica, pag. 125).
Se rimproveriamo superficialità e  sciatteria ai nostri studenti, cosa dovremmo fare con le chicche del MIUR ? Come per un altro recente strafalcione (“Traccie” pubblicato sul sito del Ministero), saranno bravi ad addossare le colpe a qualche fantomatico “fornitore”.
E se tornassimo, invece, ai correttori di bozze di una volta?

Icotea