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Test Invalsi, tutte le novità di quest’anno: più domande aperte e verifica delle competenze

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Mancano ormai pochi giorni all’avvio dei discussi test Invalsi, le prove standardizzate introdotte stabilmente da alcuni anni all’interno di tutti i livelli della scuola pubblica. Dalla prossima settimana 2,2 milioni di studenti si cimenteranno con i test messi a punto dall’Istituto nazionale per la valutazione. I primi a cominciare saranno il 7 e il 10 maggio gli alunni della primaria (II e V primaria), seguiranno il 14 gli studenti della prima media e il 16 quelli della seconda classe delle superiori. Il 17 giugno, infine, toccherà ai circa 600mila studenti di terza media che dovranno affrontare la prova all’interno dell’esame di Stato (vale un sesto del voto d’esame complessivo). “Quest’anno – ha spiegato in una conferenza stampa tenuta il 2 maggio, Roberto Ricci, dirigente di ricerca Invalsi – ci sono alcune novità. Intanto, sul piano organizzativo tutti i dati saranno raccolti elettronicamente; poi, è stato maggiore spazio a domande aperte, sia in matematica sia in italiano, insistendo su aspetti di competenza più che di conoscenza per capire il ragionamento compiuto dallo studente per dare le risposte”.
Le verifiche – assicura l’Istituto respingendo le accuse che arrivano dai detrattori di questo strumento di rilevazione, Cobas in testa – propongono stimoli cognitivi e non quiz nozionistici, “non possono e non vogliono essere il metro di giudizio sul singolo alunno” e anche nel caso della prova di terza media, “il suo peso è solo parziale”. Le prove verranno restituite a tutte le scuole, a cui forniscono un punto di riferimento per confrontare le proprie classi col resto del sistema scolastico; lo scopo è quello di “stimolare l’avvio di quei processi di autovalutazione da cui le scuole dovrebbero poter identificare propri punti di forza e criticità, individuando possibili interventi di miglioramento”. La restituzione delle prove alle singole scuole avverrà quest’anno prima del solito, all’inizio di settembre mentre il Rapporto nazionale sarà presentato l’11 luglio e si valorizzeranno anche, per la prima volta, i dati sulla motivazione e sugli atteggiamenti degli studenti.
Quanto agli ulteriori sviluppi, per l’ultimo anno delle superiori si sta lavorando a una prova, da effettuare su computer, nei mesi di gennaio-febbraio 2014 (si programma di aggiungere una prova anche in inglese dal 2016). Il percorso avviato potrebbe fornire prove inseribili in un riformato esame di Stato a dal 2015. Su base solo campionaria e a cadenza pluriennale, si stanno, inoltre, definendo, per l’anno scolastico 2013-14, prove per l’accertamento della lingua inglese al termine della V primaria e della III media e progetti similari sono anche in via di definizione per le competenze scientifiche.
Infine, è in programma la pubblicazione in rete, dai primi mesi del 2014, di una “banca prove” a disposizione delle singole scuole per compiere proprie autonome valutazioni anche in corso d’anno.
Le modifiche introdotte dall’Invalsi non faranno tornare di certo sui loro passi i Cobas. Che hanno confermato lo sciopero contro questa tipologia di verifiche standardizzate: l’astensione del personale è prevista in corrispondenza delle prime prove di ogni livello scolastico: 7, 14 e 16 maggio. Previste anche manifestazioni in numerose città e, a Roma, il 7 e il 16 sit-in davanti al ministero dell’Istruzione.
Piero Bernocchi, leader dei Cobas, considera l’appuntamento un “distruttivo rito” e punta l’indice contro “gli indovinelli Invalsi”, “il Sistema di (s)valutazione, con la scuola-quiz e la scuola-miseria, triste realtà che si apre davanti a milioni di giovani”.
Sottolineando che in queste settimane contro i quiz si sono pronunciate centinaia di assemblee e convegni di docenti e Ata, i Cobas ricordano che è stato anche lanciato un Appello, “che ha raccolto già molte migliaia di firme di docenti di scuola e Università, uomini e donne della cultura e delle arti”, in cui si sottolinea che “i quiz standardizzati avviliscono il ruolo dei docenti e della didattica, abbassando gravemente la qualità della scuola” e che “l’inserimento di queste prove, come valutazione dell’efficacia della scuola, spinge i docenti ad abdicare alla loro primaria funzione intellettuale e a piegarsi all’addestramento ai quiz”. L’Appello invita quindi a lottare contro i test Invalsi perché annullano “le soggettività coinvolte nell’atto pedagogico”; e perché “l’impostazione standardizzata è assolutamente inadeguata a rilevare il grado di preparazione di uno studente e di un docente, né tanto meno l’efficacia di una scuola”.