La carta del docente potrebbe cambiare fisionomia e quanto prima.
D’altronde già quest’anno ci sono state modifiche importanti, partire dall’importo che è sceso sotto i 400 euro per consentirne la fruizione anche ai docenti non di ruolo.
Nelle intenzioni del Ministro c’è l’idea di trasformarla in una sorta di “carta servizi” utilizzabile anche per pagare trasporti (treni, aerei, autobus).
Quest’ultimo servizio, per la verità non ha funzionato benissimo perché le convenzioni non sono andate a buon fine.
La carta, infatti, è utilizzabile a condizione che i gestore del servizio la accetta come “strumento di pagamento”.
Ci sono peraltro gestori, persino librerie, che da tempo hanno deciso di non accettare la carta svariate ragioni (il motivo principale sta nelle modalità di gestione e nei tempi che occorrono al gestore per poter ottenere il rimborso della spessa dal Ministero, o meglio da Sogei, che è la società che gestisce il servizio per conto dello Stato).
Adesso però sta emergendo un nuovo problema che potrebbe complicare ancora di più la questione: diversi sindacati chiedono infatti che la carta venga estesa anche al personale ata.
Per comprendere però se tale richiesta sia congruente con lo spirito della legge istitutiva, la 107 del 2015, bisogna ricordare che la norma era stata adottata per “incentivare” la formazione professionale dei docenti.
Senza nulla togliere all’importanza della formazione del personale ATA, in particola di coloro che operano nei servizi di segreteria, va ricordato che la formazione dei docenti ha caratteri del tutto particolari.
Intanto, molto spesso, si svolge fuori dell’orario di servizio e il docente che intende partecipare ad un seminario o a un convegno in altra città deve mettere nel conto anche le spese di trasporto e alle volte di soggiorno: l’impegno in termini economici e di tempo è insomma ben diverso da quello necessario per partecipare ad un corso nella propria scuola o, tutt’al più, nella “scuola polo”.
Sotto questo aspetto la formazione dei docenti non è equiparabile a quella del personale ATA.
Ed è proprio questo il motivo, forse, per cui il Ministero sta pensando ad una carta servizi multi-funzione che di fatto avrebbe lo scopo di “integrare” in qualche modo lo stipendio.
Se così fosse, però, la Carta perderebbe il suo scopo originario di incentivare e sostenere la formazione professionale.
Il Ministero ha già fatto però osservare che alla formazione dovranno pensarci sempre di più direttamente le scuole: idea corretta, ma si dimentica che, in questo modo si toglie ai docenti la possibilità di partecipare a convegni o ad altri eventi nazionali usando la Carta del docente.
Vedremo come riuscirà il Ministero a risolvere questo delicato problema cercando di tenere conto le diverse esigenze.