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23.06.2026

Vannacci non parla di contratti dignitosi per i docenti, vuole classi separate e tornare alla Riforma Gentile del 1923: per Barbera (Prc) siamo al grottesco

“Siamo ormai oltre il ridicolo e nel pieno del grottesco. L’ultima perla del Generale Vannacci? Le classi separate a scuola in base al ‘merito’ e al profitto, che secondo la sua singolare visione sarebbero persino ‘inclusive'”. Perchè “dopo averci deliziato in passato con le sue teorie sui ragazzi con disabilità, oggi il Generale si improvvisa pedagogista e propone un vero e proprio ‘apartheid di classe’ tra gli studenti: chi ha ‘ottimo’ in sezione A, chi ha ‘sufficiente’ nel ghetto della sezione D. E la chiama pure inclusione! Un po’ come dire che la gabbia dello zoo è inclusiva perché tutela i leoni raggruppandoli tra simili”. Lo ha dichiarato Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista.

Classi distinte? Questa è inclusione!

Roberto Vannacci, presidente del nuovo partito di destra Futuro Nazionale, ha detto la sua sull’esigenza di introdurre un sistema scolastico con classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti: intervenendo nel corso di un convegno sull’istruzione nella Capitale, a Palazzo San Macuto, l’ex generale, l’ex Generale ha rilanciato sulle classi distinte, presentandole come un “fattore inclusivo e non discriminante”.

Barbera ritiene che “ciò che Vannacci rimpiange come ‘il bel tempo andato’ è esattamente la scuola classista, selettiva e reazionaria dell’epoca pre-Costituzione, che la Repubblica nata dalla Resistenza ha cercato di abbattere”. Invece, “il ruolo della scuola pubblica è rimuovere gli ostacoli sociali e valorizzare tutti, non fotografare le disuguaglianze e istituzionalizzarle creando sub-classi di serie B o C“.

La cultura è bellissima, ma…

L’esponente di Rifondazione ha quindi tenuto a dire che “la scuola pubblica ha bisogno di investimenti strutturali, contratti dignitosi per i docenti e aule sicure, non delle bizzarrie nostalgiche di chi vorrebbe riportare le lancette della storia all’impianto classista della Riforma Gentile del 1923. Il Generale si metta l’anima in pace: la scuola dell’esclusione non tornerà”, conclude Barbera.

Durante il suo intervento a Roma, Vannacci aveva anche detto che “dobbiamo avvicinare il mondo della scuola al mondo del lavoro. Io sono molto pragmatico: la cultura è bellissima, ma la cultura fine a sé stessa, parliamone. Vale la pena farla a spese del contribuente la cultura fine a sé stessa?”.

“È questa la domanda pragmatica. Noi abbiamo bisogno di una scuola pragmatica che prepari i giovani ai lavori del futuro. Altrimenti avremo perso la funzione primaria cioè creare i professionisti del futuro”, ha concluso l’ex Generale.

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