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Tfa, tra ritardi e confusione…

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Risultato: sono stati pubblicati come disponibili più posti di quelli autorizzati dal ministero e adesso, ci informa Italia Oggi, migliaia di candidati ai 22 mila tirocini formativi attivi dovranno nel giro di pochi giorni rivedere le scelte fatte, indicare atenei diversi da quelli già prospettati come sede delle prove e poi dei corsi di abilitazione.

Ecco perché con una nota del 24 ottobre scorso il Miur ha fissato a domani il termine ultimo entro il quale l’offerta a livello regionale deve essere riallineata ai contingenti previsti dal Miur per l’anno accademico 2014/15. “Resta inteso che, una volta completata la fase di riallineamento dei dati dell’offerta formativa, verranno riaperte le procedure per la scelta, da parte dei candidati che hanno superato il test preliminare, degli atenei e delle istituzioni presso i quali sostenere le prove scritte”, prevede la nota a doppia firma del capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca, Marco Mancini, e del capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Luciano Chiappetta.

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Ma dov’è stato l’inghippo? Il regolamento prevedeva che i percorsi da inserire sul sito del Cineca, il consorzio interuniversitario, come offerta formativa distinta per regione e per classe di concorso, fossero vidimati dal Coreco, il comitato regionale, d’intesa con le direzione scolastiche regionali. Il sistema però è stato bypassato, con alcune università che hanno inserito direttamente i dati nel sito Cineca. E così è saltato ogni controllo e coordinamento.

E nella questione i tempi non sono una cosa da nulla. Entro il 29 ottobre, infatti, la situazione dovrà rientrare senza nessuna deroga rispetto ai posti previsti, dicono dal Miur, così da garantire che entro il prossimo 30 novembre le procedure di selezione si concludano. Per luglio 2015 i nuovi abilitati dovranno essere pronti, così da poter partecipare ai prossimi concorsi senza subire danni, che potrebbero invece dare luogo a eventuali azioni risarcitorie.

Insomma dai ritardi potrebbero generarsi contenziosi. Della riapertura dei termini saranno messi a conoscenza tutti i candidati interessati alla nuova offerta formativa (nelle poche regioni dove non ci sono problemi, tutto resta com’è) sia per la prima scelta della sede che per le altre due.

Sempre Italia Oggi ci indica quali sono stati gli sforamenti. Un esempio: per tutta la Lombardia c’erano 425 posti per italiano alle medie (A043) e 204 per italiano alle superiori (A050) per un totale di 629. Nel portale Cineca i posti sono diventati per le due classi di concorso oltre 1130. C’è il caso della Lombardia, e poi quello della Campania, del Lazio e della Calabria, ma anche le piccole realtà non sono esenti. Nelle Marche, per esempio, l’Accademia di belle arti ha offerto per la classe A022 7 posti, autorizzati ne risultavano solo 2. Nel Molise, l’università ha messo in palio per la classe A060 20 posti, autorizzati 5. E poi c’è il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Valle D’Aosta. In queste ore tutte le università stanno comunicando ai propri candidati che le prove slitteranno di qualche giorno.

Una bella e ricca torta quella dei corsi abilitanti. Un percorso costoso e senza frutti al sole. Una truffa legalizzata, l’ha definita il M5S. Adesso spetterà ai comitati regionali in queste ore mettere d’accordo i rettori dei singoli atenei, comprese le università telematiche, perché rivedano il banchetto dei corsi abilitanti, il cui costo può arrivare a 3mila euro a testa.

Confusione, ritardi, angosce varie. Per quali prospettive di lavoro?