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Tornano le proteste: il 21 dirigenti Cgil al Miur e il 15 maggio sciopero Cobas

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Ai lavoratori della scuola si chiede di svolgere un altro giorno di sciopero. Stavolta ad indirlo sono stati i Cobas che si fermeranno per l’intera giornata di venerdì 15 maggio. Prevista anche una manifestazione nazionale a Roma.
A spiegare le ragioni dello sciopero è il portavoce nazionale Piero Bernocchi:  “l’iniziativa di lotta – fa sapere il leader Cobas – si attua per impedire il taglio di 57 mila posti di lavoro di docenti ed Ata per il prossimo anno; per cancellare le proposte di legge Aprea e Cota e il regolamento Gelmini sulla formazione, che gerarchizzano i docenti, trasformando le scuole in fondazioni private e dando ai capi di istituto il potere di assumere e licenziare il personale; oltre che per evitare l’espulsione in massa dei precari e richiedere la loro assunzione a tempo indeterminato sui posti vacanti”.
Docenti ed Ata sciopereranno e manifesteranno a Roma (con partenza alle ore 10) anche “per dire no alla maestra unica, all’abolizione del modulo e delle compresenze, alle riduzioni di orario in tutti gli ordini di scuola; per massicci investimenti per la messa in sicurezza delle scuole; affinchè non ci siano aumenti del numero degli alunni per classe, in spregio anche delle norme di sicurezza che impediscono il sovraffollamento delle aule; per il riconoscimento dei diritti degli Ata ex-Eell. Ed infine per il diritto di assemblea per tutti”. 
La mobilitazione del 15 maggio è giunta dopo che gli stessi Cobas hanno revocato lo sciopero generale di tutte la categorie inizialmente programmato per il 23 aprile “a causa del tragico terremoto in Abruzzo”.
Complice anche il periodo di disarmonia tra alcuni sindacati tradizionalmente uniti, dall’inizio dell’anno scolastico ad oggi sono state almeno sette le date complessive, se si includono anche i sindacati meno rappresentativi, di proclamazione di scioperi di settore. Un vero e proprio record. Che sul fronte delle adesioni ha prodotto, se si esclude la “serrata” con la manifestazione storica del 30 ottobre, dove i sindacati si sono presentati compatti, dei numeri tutt’altro che brillanti. Un risultato quasi inevitabile se si pensa che il budget sottratto in busta paga per una giornata di astensione dal lavoro risulta pari più o meno all’aumento medio ottenuto con il rinnovo di contratto di fine 2008 (in media circa 50 euro per gli Ata e 70 per i docenti). 
Tra i lavoratori però è anche vero che, colpa di svariate ragioni (riassunte in gran parte dalle motivazioni del Cobas) il malcontento ha raggiunto livelli considerevoli. Tanto che una parte reclama forme di mobilitazione più forti di quelle svolte sinora.
A protestare sono anche i dirigenti scolastici: quelli della Flc-Cgil si ritroveranno il 21 aprile dalle ore 11 alle 14, in rappresentanza di tutte le Regioni d’Italia, davanti al Miur “per portare il grido di allarme e di angoscia delle scuole italiane lasciate senza fondi e senza supplenti”.
A seguire, nella sala Luciano Lama della sede del sindacato, in via Leopoldo Serra, il segretario generale Domenico Pantaleo e i dirigenti incontreranno i parlamentari in conferenza stampa per illustrare le motivazioni dell’iniziativa di mobilitazione e le proposte per finanziare adeguatamente le scuole. Con dei finanziamenti che anche ad anno scolastico quasi finito rappresenterebbero comunque una vera boccata d’ossigeno per dei fondi d’istituto e di funzionamento ridotti quasi ovunque all’osso.