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Toscana, tutti a scuola fino a sedici anni

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La Toscana ha scelto di dare attuazione alla norma della finanziaria che prevede l’innalzamento dell’obbligo scolastico a sedici anni all’interno dei percorsi scolastici, cioè nel biennio della scuola superiore. 
E’ una decisione coerente con il ruolo fondamentale che attribuiamo alla scuola, che per noi è e deve restare il luogo dove si acquisiscono le competenze di base. 
E’ per questo che abbiamo deciso di non costruire un sistema alternativo, come invece hanno fatto altre regioni, ma di proseguire sulla strada di iniziative come quella portata avanti a livello sperimentale di percorsi triennali di formazione integrata”. 
Così l’assessore all’istruzione formazione e lavoro Gianfranco Simoncini ha spiegato la decisione della Toscana nella sua relazione al convegno organizzato oggi a Firenze dalla Cgil regionale sul tema “Tutti a scuola almeno fino a 16 anni”.

 
Se la scelta è chiara e netta, il lavoro da fare per dare le gambe a questo indirizzo è decisamente impegnativo. “Prima di tutto dovremo dare supporto alle attività del biennio delle superiori, attrezzando le scuole con iniziative di sostegno e orientamento per coloro che manifestano precocemente l’intenzione di non proseguire gli studi. Per mettere in piedi questa attività abbiamo formato un gruppo di lavoro con le Province che, entro giugno, presenterà al consiglio regionale un primo atto di indirizzo sul quale poi si aprirà il confronto con il mondo della scuola”.
Ma una volta detto che tutti devono restare a scuola fino a sedici anni, il problema di offrire a tutti le stesse opportunità e gli stessi diritti non si esaurisce. 
“Dobbiamo infatti essere in grado – sostiene l’assessore – di strutturare un terzo anno che porti i ragazzi e le ragazze che non intendono proseguire gli studi al raggiungimento di una qualifica professionale. Nello stesso tempo dobbiamo prevedere la possibilità di rientro nei percorsi dell’istruzione per chi, invece, vuole proseguire. Si tratta di un lavoro che impegna la Regione anche a livello nazionale, dove il dibattito su questi temi è ancora aperto anche fra le Regioni”. 
L’assessore ha spiegato che il terzo anno successivo al biennio obbliogatorio dovrà avere un carattere professionalizzante, recuperando un forte legame con il territorio e con le sue specificità economiche e culturali. 
“Ciò non comporterà, nella maggior parte dei casi – avverte Simoncini – la costruzione di strutture ex novo, ma realizzare convenzioni con istituti tecnici e scuole professionali. Questo lavoro andrà di pari passo con il riassetto del sistema professionale al quale stiamo mettendo mano e con il processo di riforma della scuola superiore, al quale dovremo in qualche modo partecipare. Si tratterà poi di capire il ruolo dei poli formativi, istituiti dalla che dovrebbero essere un punto di riferimento per la fase post diploma, ancora tutta da costruire. E’ un settore dove si deve cercare di mettere ordine per evitare doppioni e scongiurare che l’offerta diventi una sorta di babele a scapito della qualità e della chiarezza”.