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Tra i giovani è febbre da cannabis: provata almeno una volta da uno su tre

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I giovani italiani non disdegnano l’uso delle droghe, ma non più dell’eroina. Che infatti mentre tra gli adulti aumenta, fra i ragazzi al massimo 20enni risulta in diminuzione. Il dato è stato reso noto il 30 giugno dal sottosegretario con delega al contrasto delle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi, durante la presentazione della relazione annuale 2008 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze. L’indagine, realizzata dal dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri, ha anche stimato il numero di tossicodipendenti in Italia: in tutto sarebbero 385mila e di questi meno della metà (175mila) risulta in cura presso un struttura ospedaliera o un centro di recupero.
“Le percentuali di persone – ha spiegato Giovanardi – che nella popolazione generale hanno dichiarato di aver usato almeno una volta nella vita stupefacenti sono risultate rispettivamente dell’1,6% per l’eroina, del 7% per la cocaina e del 32% per la cannabis”. Tra i giovani, in linea con il resto d’Europa, spopola invece la cannabis. A proposito della categoria degli studenti, in età compresa tra i 15 e i 19 anni, lo studio ha determinato che avrebbero provato l’eroina il 2,1%, la cocaina il 5,9% e la cannabis ben il 31,5%. Quindi avrebbe provato a fare almeno un “tiro di spinello” quasi un giovane ogni tre. Non dobbiamo però pensare di essere gli unici. Siamo, piuttosto, perfettamente allineati all’Europa: dove i dati più recenti di uso di cannabis indicano che giovani europei che ne hanno fatto uso sono il 31%.
Un discorso a parte merita, infine, la cocaina: una droga sicuramente pesante, ma i cui effetti sono inizialmente meno devastanti di altre droghe di un certo livello (ad iniziare dall’eroina): ebbene, nel nostro Paese il consumo dalla cocaina risulta ormai in costante aumento. Dal 2004 e quest’anno ha raggiunto il massimo storico. Tanto che nel Belpaese il 5,5% dei giovani che tra i 15 ed i 34 anni ne ha fatto uso almeno un volta  è moltiplicato di ben cinque volte rispetto alla quota del 1992. Altri tempi. Ma forse è anche il caso di dire “altri giovani”.