Si sapeva che una maestra ebrea, segnalata da un delatore, era stata deportata in uno dei lager disseminati un po’ in tutta l’Europa conquistata dai nazisti, da dove non venne mai più, ma non si sapeva il nome. Finalmente, dopo attente e scrupolose ricerche negli archivi, si è saputo il nome di questa insegnante, mentre quello della spia era già noto, avendo denunciato ai nazifascisti di Genova altri suoi stessi correligionari.
La maestra si chiamava, si legge su Repubblica, Carolina Tedesco, nubile, rimasta senza i genitori, ed era nata nel 1888.
I fatti risalgono, secondo quanto narrano i documenti, all’inizio del 1944, in base alle dichiarazioni di Raffaele Bottaro che racconta le delazioni di Bruno De Dominici, ebreo ma informatore delle SS e responsabile della cattura e della deportazione di diversi cittadini ebrei, tra i quali i coniugi Emanuele Cavaglione e Margherita Segre.
Secondo quanto è scritto nei documenti ritrovati in archivio e dunque sulla base della testimonianza di Bottaro, il De Dominici, oltre alle altre delazioni e denunce, era stato pure responsabile dell’arresto di una donna, di cui ricordava solo professione e indirizzo: “Una maestra abitante in via Enrico Toti a Genova”.
In un secondo momento, narrano sempre gli archivi, il Bottaro, oltre a confermare la precedente deposizione, aggiunse che la donna di cognome faceva “Tedeschi”.
Per arrivare a sapere che fosse proprio questa la maestra denunciata dal De Dominici e deportata, la ricerca è stata abbastanza complessa, perché nella rubrica del censimento degli ebrei genovesidel 1938, sono tante le donne di nome “Tedeschi”, per cui è stato necessario ricercare nella documentazione conservata nel fondo Prefettura italiana 1879-1945.
“E tra i fascicoli intestati ai cittadini di religione ebraica che alle autorità del regime avevano presentato domanda di discriminazione, allo scopo di ottenere la disapplicazione delle norme restrittive imposte agli ebrei — servivano particolari benemerenze o aver partecipato alla marcia su Roma — è emerso quello di Carolina Tedesco, figlia di Clemente Carlo e Virginia Treves”.
Risalire alla residenza in via Toti a Genova è poi stato semplice e di conseguenza pure ricostruire la biografia, “improntata all’educazione dei bambini e al servizio come infermiera volontaria nella Grande Guerra”.
In ogni caso, grazie alla indagine negli archivi, è venuta alla luce un’altra storia di persecuzione e di odio razziale, comprese le spiate di De Dominici che nel 1946, in base alla legge Togliatti, fu pure amnistiato.
Di lui si sa pure che, vendendo i cittadini di religione ebraica ai nazifascisti, la sua vita “cambiò, vestendo elegantemente, sfoggiando un benessere che non aveva mai avuto”.
Ed è questo, come fa notare il quotidiano, un altro spaccato della nostra storia in qualche modo rimossa, perché furono tanti gli italiani che, approfittando delle leggi razziali e delle conseguenti deportazioni, si accaparrarono di posizioni lavorative e beni degli ebrei privati dei loro diritti.
Nel ’43-’44 furono 261 gli ebrei genovesi deportati, oltre il 20 per cento degli iscritti alla comunità locale.