Home Attualità Turi (Uil Scuola): “Ristoro anche ai precari impossibilitati al concorso straordinario”

Turi (Uil Scuola): “Ristoro anche ai precari impossibilitati al concorso straordinario”

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Il concorso straordinario non si ferma, nonostante la pandemia, e proseguirà regolarmente fino al 16 novembre, come annunciato dalla Ministra. Le polemiche restano pure, specialmente dopo l’ultimo Dpcm con ulteriori rigide restrizioni che riguardano gli spostamenti, specie coi mezzi di trasporto.

“Se settemila persone sembrano poche. Sono gli insegnanti che non potranno sostenere le prove di un concorso impossibile da gestire”. A dichiararlo è Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola. “Anche un solo precario che non è in condizione di partecipare dovrebbe fare riflettere. Si tratta di un danno che come gli altri va ristorato”.

Il riferimento di Turi è al nuovo Dpcm che contiene la raccomandazione, rivolta alle persone fisiche, a non spostarsi con mezzi di trasporto pubblici e privati. Il segretario generale della Uil si chiede se sono ancora valide le procedure di sicurezza del Comitato Tecnico Scientifico e se bisogna ancora credere che la scuola sia il luogo più sicuro, nonostante molti la raggiungano con mezzi pubblici e privati, inibiti ai più.

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Dati e percentuali

I primi numeri del ministero parlano di 187 docenti assenti su 1645 con una percentuale dell’11,4%, l’interrogativo di Turi è se siano precari pentiti o docenti impossibilitati a partecipare?

Ancora 62300 docenti sono attesi dal concorso, e secondo i dati del ministero – afferma Turi – almeno 7mila di loro non potranno partecipare. Un dato inaccettabile, un danno senza alcuna colpa o responsabilità che meriterebbe, come lavoratori di altri settori, un ristoro.

“Gli insegnanti sono in prima linea – sottolinea il segretario Uil – e si sentono sacrificati da una politica insensibile che non offre garanzie per la propria salute con una pandemia che non lascia spazi di difesa se non il distanziamento che i docenti non possono mettere in pratica.
Sono fieri di servire il paese, ma avrebbero diritto di essere trattati come persone e non come numeri”.

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