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Tutto questo sta accadendo! Ora!

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Voglio parlare soprattutto a chi ritiene che noi insegnanti deportati siamo fortunati perché un lavoro ce lo abbiamo e a chi dice che è un lavoro bello solo perché non si fa nulla e perché si sta tre mesi a casa in vacanza….

Comincio col dire che io ho “SCELTO” di fare l’insegnante, che lavoro da quando avevo 12 anni, che ho passato gli ultimi 13 anni fuori dalla mia terra (e solo gli ultimi due da insegnante), di cui più o meno un terzo lontano addirittura dall’Italia.

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Ho passato periodi in cui non parlavo, né pensavo neanche in italiano, con temperature estreme (dai -12 irlandesi, ai +52 omaniti) a gestire cose apparentemente più grandi di me, a sbattere la testa contro il muro per convincere gente con una cultura diversissima dalla ns, a istruire indiani, pakistani e svedesi sulle nostre tecniche di progettazione, ma soprattutto a stare lontano dalla famiglia e dai miei affetti più grandi. Un giorno uno di questi mi convince a tentare la strada dell’insegnamento. Io per gioco inizio e alla fine mi ritrovo a fare l’insegnante.

Perché? Perché è una cosa che mi viene naturale come respirare e che mi riempie di soddisfazioni (certamente non dal punto di vista economico). E per riuscirci ovviamente supero prove non di certo più semplici di quelle finora già sormontate nel mio passato da ingegnere.

L’ultimo anno poi l’impegno è stato talmente vasto che non riuscivo nemmeno a dedicarmi pienamente alla mia famiglia. Passavo 12 ore al giorno a scuola e l’insegnamento vero e proprio era solo un passatempo se paragonato alle ore passate a scuola per elaborare progetti, idee e tecniche che poi si sono rilevati fondamentali per l’acquisizione di 2/3 finanziamenti europei. Questo solo per dire che ci sono insegnanti e insegnanti, chi svolge il proprio lavoro fatto di 18 ore frontali settimanali e 80 extra (per così dire ordinario lavoro fatto di programmazioni, riunioni, consigli, collegi) oltre alla preparazione delle lezioni, predisposizione dei materiali e delle verifiche, individualizzazione dei percorsi formativi, correzioni –  e chi oltre queste ore ne accumula anche il triplo per collaborare a far funzionare una macchina talmente complicata da far invidia alla migliore azienda privata italiana. E il paragone non è certamente buttato lì, così per nulla!

Successivamente decido di tentare la sorte e di provare a chiedere trasferimento in Sicilia. Parlo di sorte, perché da titolare di cattedra sono diventato titolare di ambito, costretto a cambiare scuola ogni tre anni…. Provo anche a comprare casa perché, dopo questo lungo periodo passato fuori, decido insieme alla mia famiglia di tornare finalmente nella mia terra.

Chiedo trasferimento in un qualsivoglia ambito siciliano. Risultato? Trasferito in Veneto. Ah, ricordate…stavo comprando casa, mutuo approvato! Beh la banca mi chiama e mi dice: Ma lei è stato trasferito in Veneto? Come fa a pagare il mutuo, l’affitto e a mantenere la famiglia con uno stipendio da insegnante? Così, improvvisamente, mutuo sospeso!! Secondo risultato? Io adesso mi trovo in provincia di Vicenza, lontano 1300 km da casa, dai miei affetti, da mia moglie, da mia figlia, da quella casa che ho sognato per 25 anni.

Siamo fortunati? Non facciamo nulla perché lavoriamo solo mezza giornata?

La verità è che noi non abbiamo a che fare con asini ma siamo un importantissimo ingranaggio della società, il secondo dopo la famiglia. Noi educhiamo le future generazioni. Questo ce lo siamo dimenticati tutti.

E concludo dicendo che tutto questo meccanismo assurdo inventato dalla ns politica sull’istruzione è semplicemente un calcolo appositamente sviluppato per fare in modo che la scuola non abbia più il compito di formare esseri umani consapevoli della loro storia e del loro futuro: deve invece produrre puri atomi pronti ad essere inseriti nel mercato del lavoro flessibile e precario. Ciò mira a flessibilizzare la vita e l’intera natura umana: mira a renderci tutti precari e senza diritti, migranti e senza famiglia, sradicati e deterritorializzati, schiavi sempre disponibili e senza alcuna garanzia.

Per questo, l’invito ubiquitario ad essere “cittadini del mondo” nasconde oggi la mal celata volontà, gravida di ideologia, di sradicare i popoli del pianeta e di ridurli a semplici atomi senza patria e senza diritti, senza identità e senza storia, meri schiavi alle dipendenze dell’economia globalizzata.

Quello che Renzi-Giannini stanno realizzando è una strategia di annientamento del nostro essere cittadini (consapevoli dei diritti e costruttori di giustizia sociale), rendendoci adatti al lavoro, subordinando i valori della famiglia e dell’essere popolo. L’istruzione è ridotta a strumento di formazione di “esseri che lavorano” a totale disposizione del mercato.


Dalla formazione classica come momento etico orientato a generare consapevolezza critica per esseri umani in fase di sviluppo, si è disinvoltamente transitati all’economicizzazione postborghese e postproletaria dell’istruzione, ridotta ad azienda concorrenziale erogatrice di competenze tecniche e abilità pratiche.

Per questo, il sapere classico della cultura storica occidentale tende sempre più ad essere sostituito dallo know how dell’impresa capitalistica.

E poi si parla anche di fertility day????……Tutto questo sta accadendo. Ora!