Tra le novità e i cambiamenti contenuti nell’ennesimo intervento del Governo sulla scuola appare anche la decisione di ‘trasformare’ gli Istituti tecnici e professionali in licei. Certo, l’espressione scelta può far pensare ad una completa rivoluzione, un radicale mutamento ‘interiore’ dei ‘tecnici’ e dei ‘professionali’. Non è così. Si tratta di una semplice (forse inutile) operazione di ‘facciata’. Un’operazione nominalistica e nulla più.
Nei tecnici e nei professionali non cambierà niente (già abbiamo avuto la discutibile riforma del 4+2). Semplicemente, nell’indicarli, si aggiungerà il sostantivo ‘liceo’. Un intervento formale, un’operazione di etichettatura. Rimarrà invariata la sostanza.
Non è il primo Governo, però, che decide di liceizzare (soltanto formalmente) tutte le scuole superiori. Già qualcosa di simile (ma non del tutto uguale) era accaduto con la riforma Moratti del 2003 (i famosi due canali: i licei, molti licei, gestiti dallo Stato, e le scuole Regionali responsabili dell’istruzione e formazione professionale).
Qui ora non ci sono distinzioni nominalistiche. Tutte le scuole superiori sono, formalmente, licei (anche se nulla cambia nella sostanza).
Perché questa decisione? Il Governo sostiene che, con la magica parola ‘liceo’, si supera la concezione comune (ammesso che esista) secondo la quale i tecnici e i professionali sono scuole di serie ‘B’, rispetto ai licei ‘tradizionali’ (scuole di serie ‘A’ con percorsi ampi, completi, aperti e non vincolanti).
Quindi, con questa semplice operazione di denominazione, si riconosce pari dignità istituzionale a tutti i percorsi della scuola secondaria di secondo grado (ma bastano, obiettano alcuni sindacati, modifiche nominali per superare ‘presunte’ disuguaglianze sociali e colmare distanze formative?).
Dare dignità ai tecnici e ai professionali e, nel contempo, incentivare l’iscrizione dei ragazzi a questi nuovi ‘licei’ (quasi il 60% dei ragazzi si è iscritto al liceo per l’anno scolastico 26/27). Sono dunque questi gli obiettivi che il Governo si propone di realizzare con una minima operazione formale e ‘superficiale’.
Forse c’è troppo ottimismo: non può essere una semplice ‘etichetta’ ad aumentare o diminuire la ‘dignità’ di una scuola.
Alcune considerazioni:
Siamo sicuri che oggi tutti i licei siano in grado di formare allievi di ‘alto livello’ (dotati di ‘virtù astrattiva’, sensibilità critica, padronanza dei linguaggi, competenze interpretative)? Allievi con una ‘forma mentis’ tale da poter affrontare, con alte possibilità di successo, ogni tipo di studio universitario?
Una certa, anche minima, decadenza dei licei per quanto concerne la loro capacità di educare e formare i ragazzi è oggi innegabile. Siamo sicuri che i tecnici e i professionali si limitino a fornire competenze pratiche e applicative o non diano qualcosa di più (in termini di formazione e educazione) agli allievi?
I percorsi liceali non mancano. Sette licei con svariate articolazioni. L’ultimo creato (ultimo in tutti i sensi, il liceo del Made in Italy – da notare l’indicazione in inglese).
Già adesso, comunque, alcuni istituti tecnici hanno anche la denominazione di licei (liceo scientifico tecnologico).
Probabilmente l’opinione pubblica percepisce ancora i licei superiori alle altre scuole, ma questa impressione, che riteniamo non corretta, questa ‘eccelsa’ reputazione dei licei a detrimento dei tecnici e professionali non è più così evidente come in passato e, col tempo, presumibilmente, potrebbe diminuire ancora di più.
In una società che è indotta in modo crescente, purtroppo (anche per motivi di offerta di lavoro), ad ‘interpretare’ la scuola come ‘creatrice’ di ‘lavoratori’ (e non formatrice di persone), i tecnici e i professionali potrebbero essere addirittura più avvantaggiati e appetibili.
Gli istituti tecnici e professionali permettono, a differenza dei licei, di avere competenze precise subito spendibili nel mondo del lavoro e, nello stesso tempo (riforma scolastica e universitaria del 1969), di poter iscriversi a qualsiasi percorso universitario.
Al momento l’Intelligenza artificiale, il nostro futuro (futuro pericoloso?), viene maggiormente valorizzata e integrata nei tecnici e nei professionali come strumento operativo di programmazione e analisi dei dati e per fornire competenze lavorative. Soltanto recentemente linee guida ministeriali hanno introdotto l’I.A. nei licei in modo diffuso tra materie umanistiche e scientifiche, usandola come supporto allo studio e non come materia tecnica.
I percorsi universitari sono aumentati, in questi anni, in maniera esponenziale (esistono corsi di laurea triennale e magistrale per tutto, sempre più specialistici) e molti di questi sembrano poter costituire la naturale continuazione degli studi dei tecnici e dei professionali (oltre gli istituti tecnologici superiori e i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore).
Detto ciò, questa bassa operazione di ridefinizione (o bollatura) non mi sembra un grande ‘colpo di genio’ da parte del Governo e rimango scettico sui reali vantaggi che si trarranno.
Era meglio conservare le ‘diciture’ antiche senza proporre superficiali e sostanzialmente vuote innovazioni.
Anzi, per mettere tutte le scuole superiori sullo stesso piano, il Ministero avrebbe fatto meglio a togliere la parola liceo da ogni percorso scolastico e chiamare tutte le scuole ‘istituti’. Questo sarebbe stata una mossa interessante, rivoluzionaria e veramente paritaria e dignitosa per tutti.
O no?