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16.06.2026

Un dirigente: “Professione docente parcheggio sociale, ho conosciuto tanti colleghi capaci ma alla lunga demotivati”

Il dirigente di un famoso liceo di Milano, in pensione dal 1° settembre dopo ventuno anni di carriera nell’insegnamento e dodici come preside, ha rilasciato una intervista a Il Corriere della Sera in cui ha parlato di vari temi, tra cui il reclutamento dei docenti.

Cosa chiede la società alla scuola?

Ecco come vede i ragazzi di oggi: “È proprio un altro universo: sono giovaninati e cresciuti nel digitale, con il cellulare in mano. Un tempo si chiedeva di tradurre dal greco in latino e alla medie si leggeva Dostoevskij, magari senza capirlo del tutto, ma intanto lo si leggeva e in te maturava qualcosa. Oggi c’è un modo più veloce e agile di conoscere, ma molto meno approfondito. Oggi non esiste neppure più il patto scuola-famiglia”.

“Non si capisce cosa la società chieda alla scuola. Trasmettere sapere, educazione, curare le ansie… Ma la scuola deve mantenere un suo ruolo di valutazione o no? Ci sono famiglie che mi chiedono chiarimenti su una bocciatura con sette insufficienze. E molti alunni hanno l’idea dell’ultima interrogazione ‘salvifica’ per recuperare tutto”, ha aggiunto.

“C’è chi non dovrebbe fare questo lavoro”

Ecco cosa pensa del mondo dell’insegnamento: “È un tema grosso, soprattutto ora che l’età media degli insegnanti al liceo supera i 50 anni e la distanza generazionale, nel comprendere un 14enne di oggi, può essere un problema. Negli anni ’60 si è deciso di fare di questa professione, peraltro da sempre malpagata e poco considerata, un’area di parcheggio sociale. Ma io, prima da docente e poi da preside ho conosciuto un buon numero di colleghi straordinari, un amplissimo numero di colleghi capaci ma alla lunga demotivati e un piccolo numero di persone che non dovrebbero fare questo lavoro”.

“A Costantinopoli c’è un meraviglioso mosaico che raffigura la madonna come ‘Colei che contiene l’incontenibile’. È una metafora di ciò che penso della scuola e del mestiere del docente, chiamato a formare, ma anche a prendersi cura, a limitare i danni delle ansie, a fronteggiare il post Covid e così via. È difficile, ma la scuola è anche una delle istituzioni dove davvero si può fare un lavoro etico importante”, ha aggiunto.

Il sondaggio

Il 68% dei docenti che hanno meno di 14 anni di anzianità di servizio ritiene di ritrovarsi in burnout. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio della ‘Tecnica della Scuola‘ a cui hanno partecipato 2.188 insegnanti.

Ma anche i docenti della secondaria di primo e secondo grado dovrebbero essere inseriti nella lista dei lavori gravosi? La risposta della categoria è chiara: lo dichiarano 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio on line.

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