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Un insegnante su quattro è favorevole al ritorno delle classi speciali

Pasquale Almirante

Secondo l’indagine “Le voci dell’inclusione”, condotta per Erickson, e riportata da Vita.it, il 27% degli insegnanti (erano il 17% nel 2023) sarebbe favorevole al ritorno delle classi speciali nelle scuole.

Un dato in crescita, che vede aumentato il numero di insegnanti per i quali l’inclusione è una fatica quotidiana.

Relativamente ai numeri, negli istituti italiani sono 325mila gli alunni disabili, pari al 4% del totale, mentre gli insegnanti di sostegno di ruolo sono solo il 36% e si limita al 41% la percentuale di scuole che ha a disposizione ausili tecnologici per la loro partecipazione attiva.

Dicono i promotori del sondaggio: “È un dato che da un certo punto di vista non sorprende più di tanto. Già nel 2023 erano il 17% gli insegnanti che si dicevano favorevoli. Due anni fa, avevamo numeri molto alti per quanto riguarda l’adesione a valori inclusivi; c’era un 90-95% di persone che diceva che l’inclusione è un valore irrinunciabile, che fa bene a tutti. C’era però anche un 47% del campione che affermava: «Mi è capitato spesso nella mia vita professionale di realizzare che una vera inclusione non è possibile». Quest’ultimo dato si è più o meno riconfermato nel 2025”.

In ogni caso, il dato, fra il 2023 e il 2025,  sulla difficoltà quotidiana si è confermato, come pure l’idea che nei casi più gravi l’inclusione non sarebbe una scelta migliore.

Per farla funzionare, hanno affermato i prof nel sondaggio,  occorrono relazioni positive, collaborazione, condivisione, comunicazione coi colleghi, mentre la competenza tecnica, la metodologia e gli approcci sono stati giudicati meno importanti. Serve però dare degli strumenti, delle competenze e sono fondamentali i rapporti con gli altri docenti, perché la scuola è un mondo relazionale, ma la discriminante non può essere solo il feeling tra colleghi.

“C’è il discorso della formazione e della supervisione in servizio. A differenza di altri operatori della relazione, i docenti non hanno supervisione. Se io ho un problema con i ragazzi non ho un punto di riferimento per parlarne. Ho solo la relazione quasi amicale con i miei colleghi, ma questa non è una supervisione tecnica e professionale. Tra l’altro, un’altra ricerca sullo stress dei docenti, rilevava che la fonte di stress più forte sono i colleghi come pure il fattore di protezione più alto: questo indebolisce il sistema perché lascia tutto all’aleatorietà delle relazioni informali che si creano”.

Fondamentale tuttavia risulta potenziare quello che già funziona – cioè la relazione –, ma anche fornire quegli strumenti che gli insegnanti non sentono di avere, la continuità didattica  che si può avere solo stabilizzando i docenti di sostegno che oggi risultano essere appunto solo il 36%.

E per trovare  quel 64% di insegnanti di ruolo che ci mancano come si fa? Organizzare sul territorio corsi abilitanti rigorosi– i Tfa da 60 crediti –, istituzionalizzando un discorso serio con le università e programmare secondo il fabbisogno. 

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