Sono una maestra di scuola primaria e trovo agghiaccianti i commenti sui social, soprattutto provenienti dal mondo scolastico, verso lo studente, Gianmaria Favaretto, del liceo scientifico di Padova, e successivamente verso la liceale di Belluno, Maddalena Bianchi, che non hanno voluto sostenere l’esame orale della Maturità per protesta contro una scuola che, secondo loro, non funziona.
La scuola che vuole solo essere ascoltata e non ascoltare, non prepara al futuro.
E’ questo il problema: i giovani vogliono essere ascoltati, chiedono il dialogo democratico. E guai se così non fosse! Avremmo davvero poco da sperare per il futuro.
L’allievo va accolto nella sua interezza: l’emotività, il modo di concepire il mondo, il relazionarsi tra pari, non sono scissi dall’apprendimento, ma lo promuovono, ne sono parte integrante. Come possono apprendere gli studenti se già non hanno un rapporto empatico con i docenti?
L’aureo principio pedagogico secondo il quale l’apprendimento passa solo attraverso il canale affettivo è valido per tutti i gradi di scuola. Tuttavia capisco che per una scuola migliore anche i Ministri dovrebbero fare la loro parte: abolire le classi pollaio e gran parte dell’inutile burocrazia, un sovraccarico enorme che stressa gli insegnanti.
Con ciò non desidero perorare l’idea di una scuola lassista nei confronti dei giovani, ma autorevole e non autoritaria. La nostra società, non solo la nostra, è diventata sempre più aggressiva nell’espressione orale e scritta, spetta proprio a noi, gente di scuola, non raccogliere e invertire la tendenza.
Nicolina Moretta