Nel 2024, circa il 28% delle famiglie italiane con un figlio minorenne non ha potuto concedersi neppure una settimana di vacanza lontano da casa. A fornire il dato è l’Osservatorio #Conibambini che sottolinea come la situazione tenda a peggiorare all’aumentare del numero di figli: si sale al 30% per le famiglie con due figli under 18 e al 44,4% per quelle con tre o più figli.
Secondo l’analisi, il problema non riguarda soltanto il tempo libero: le vacanze estive rappresentano infatti per molti bambini un’occasione preziosa di apprendimento informale, socializzazione e crescita emotiva. La mancanza di queste esperienze rischia di accentuare la povertà educativa, ovvero il divario tra chi ha accesso ad attività formative e chi ne resta escluso per ragioni economiche.
“L’assenza di queste opportunità – spiegano i ricercatori che hanno condotto l’indagine – può amplificare ulteriormente il divario tra chi ha accesso a esperienze educative e formative di qualità e chi, invece, è costretto a restare a casa per motivi economici. Un modo diverso in cui agisce la cosiddetta trappola della povertà educativa”.
Ancora più chiaramente: “La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all’apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda”.
Bisogna anche aggiungere che i dati sulla deprivazione minorile hanno un forte rischio di sottostima.
Dietro a ogni indagine di questo genitore c’è un genitore cui viene richiesto di segnalare la condizione di deprivazione del suo nucleo familiare e dei propri figli. indicando ad esempio se sia in grado di portarli in vacanza, come in questo caso, oppure di riscaldare l’abitazione o ancora di avere una casa abbastanza luminosa per fare i compiti o spaziosa a sufficienza per ospitare degli amici.
Ed è del tutto evidente che molto spesso domande di questo genere possono mettere in imbarazzo i genitori che tenderebbero a fornire risposte poco veritiere.
Lo studio si concentra in particolare sulle famiglie che vivono con un solo reddito e hanno figli piccoli. Questa condizione spesso riduce drasticamente le possibilità di spesa per attività extra, come le ferie.
Nel 2020, ad Andria, le famiglie monoreddito con figli sotto i 6 anni hanno raggiunto il 31,5% del totale. Seguono Barletta (28,33%), Prato (26,69%), Napoli (24,41%), Palermo (23,85%), Matera (23,52%), Crotone (23,47%), Trani (23,24%), Vibo Valentia (22,87%) e Latina (22,52%).
All’estremo opposto, tra i capoluoghi con minore incidenza di famiglie in questa situazione, figurano Cagliari (10,86%), Carbonia (11,56%), Savona (12,41%), Trieste (12,42%) e Genova (12,67%).
L’Osservatorio evidenzia come la condizione delle famiglie monoreddito con figli sia più diffusa nel Mezzogiorno e in Sicilia: in 24 capoluoghi oltre il 20% dei nuclei rientra in questa categoria, di cui 18 nel Sud Italia. Fanno eccezione alcune città del Centro e del Nord, come Prato, Latina, Forlì, Reggio Emilia, Rimini e Modena.
“Questi dati – conclude la ricerca – evidenziano l‘urgenza di politiche, anche territoriali, che garantiscano a tutte le famiglie, indipendentemente dal reddito o dal numero di figli, l’accesso a servizi che contribuiscano al benessere e alla crescita dei minori. Un intervento per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative e formative, creando programmi di supporto per le famiglie in difficoltà economiche. Non solo di tipo monetario, ma anche in termini di servizi. In questo caso, ad esempio, estendendo la possibilità di accesso ai centri estivi, oggi fortemente squilibrata tra aree del paese”.