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Vacca (M5S): il rientro in classe sarà graduale, alle scuole servono spazi [INTERVISTA]

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Sul rientro a scuola degli alunni, il M5S converge con la linea intrapresa da Giuseppe Conte: il premier, con l’avvio della Fase 2, ha dato il via libera all’apertura sperimentale di nidi, scuole dell’infanzia e centri per le attività ludiche dei bambini. I “grillini”, che inneggiano alla cautela, hanno detto che il piano è fattibile, a patto che non ci si allontani delle raccomandazioni delle autorità sanitarie. E propongono di riportare subito in classe gli studenti più svantaggiati, almeno mezzo milione, che non per vari motivi non fanno didattica a distanza. Ne abbiamo parlato con l’on. Gianluca Vacca, capogruppo del M5S in commissione Cultura a Montecitorio.

Onorevole Vacca, in questi giorni di emergenza sulla scuola un’attenzione probabilmente mai registrata: alla Camera la avvertite?

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Certo che la avvertiamo, prima che deputati siamo genitori, docenti, dirigenti scolastici, cittadini. La scuola non è un’entità a sé nella società, e meno male. Il tema è stato tra i più presenti anche nel dibattito parlamentare. D’altro canto, come in tutto il mondo, anche la scuola italiana si è trovata ad affrontare una sfida senza precedenti, quella di attuare il diritto all’istruzione costituzionalmente garantito pur dovendo chiudere gli edifici. È stato uno sforzo collettivo enorme: dobbiamo essere grati a tutti coloro che lo hanno prodotto: studenti e famiglie, insegnanti e personale, dirigenti scolastici, ministero dell’Istruzione e perfino la Rai con la programmazione dedicata.

Come sta andando?

Dato il punto di partenza, possiamo dire che la scuola italiana se la stia cavando molto bene. Restano ancora tante cose da fare, a partire dall’assicurare l’istruzione ai più vulnerabili, agli alunni con disabilità e a quelli che vivono in famiglie e in territorio dove non si dispone di una connessione adeguata alla rete o di un numero sufficiente di device, ma anche su questo stiamo continuando a lavorare con la massima attenzione

Quant’è difficile conciliare la salvaguardia della salute con il diritto allo studio?

È la sfida davanti alla quale si trova l’intero Pianeta ormai: non perdiamo mai di vista questo aspetto. Il problema non è soltanto italiano e in Italia come altrove si analizzano gli scenari, si ricorre al sostegno degli esperti e si mettono in campo la soluzione che massimizzano entrambi gli aspetti, la massima sicurezza delle persone e la massima qualità possibile della didattica alle condizioni date. Le dirò di più, non dobbiamo pensare che la soluzione individuata oggi valga per sempre: dobbiamo entrare che l’equilibrio tra diritto alla salute e diritto allo studio sia ormai un equilibrio dinamico, da rimettere a punto in base all’evolversi della situazione. Fino ad oggi, nella cosiddetta Fase 1, non c’è stata alternativa alla chiusura dei nostri istituti scolastici.

Con la riduzione dei rischi di contagio cosa è cambiato?

Adesso possiamo iniziare a programmare un rientro a scuola che necessariamente dovrà essere graduale, sempre contemperando i due diritti e sotto il continuo monitoraggio delle autorità preposte. In questa battaglia contro il coronavirus, nella scuola come in altri settori, dobbiamo mettere in campo tutta la nostra capacità di essere resilienti.

Perché queste regole non dovrebbero valere per gli alunni che non fanno didattica da casa? Secondo il M5S bisognerebbe farli tornare in classe prima degli altri.

La nostra è una proposta rispetto alla quale certamente andranno fatte tutte le verifiche del caso. L’idea è quella di riportare a scuola, gradualmente e nei modi e tempi concordati con il Comitato tecnico, innanzitutto quelle fasce di studenti che hanno vissuto le maggiori difficoltà in questi mesi di chiusura delle scuole, quindi i più piccoli e coloro che per ragioni varie sono rimasti esclusi, in tutto o in parte, dalla didattica a distanza. La scuola riparte da chi rischia di rimanere indietro: sarebbe un bel segnale. Ovviamente, ripeto, qualora ce ne siano tutte le condizioni.

È verosimile che nelle nostre aule scolastiche, notoriamente di piccole di dimensioni, si possa attuare il distanziamento sociale?

Parlerei di distanziamento fisico, soprattutto in riferimento alla comunità scolastica: lo specifico perché lo scopo primario dell’immediata attivazione della didattica a distanza è stato innanzitutto quello di non interrompere la relazione umana, prima che educativa. Lo dico per esperienza diretta, oltre che alla luce del mio impegno parlamentare: bambini e ragazzi hanno avuto nella relazione a distanza con compagni e insegnanti un importante punto fermo su cui contare in una fase di grande disorientamento generale.

Ma il distanziamento a scuola come si garantisce?

Non sfuggo alla domanda, anche perché è noto che la battaglia contro le classi pollaio il Movimento 5 Stelle non ha mai rinunciato a combatterla, anche quando non sembrava “popolare”. In un momento come questo emergono ancora con più forza gli errori politici degli anni passati, a cominciare dalla scarsa attenzione al tema dell’edilizia scolastica.

E a settembre bisognerà gestire migliaia di classi pollaio: non sono il massimo per la crescita sana degli alunni, figuriamoci nel tempo del Covid-19. Come si farà?

Bisognerà lavorare per scenari ripeto, delineare linee guida chiare per le scuole e attingere risorse da più capitoli di spesa. Sarà sicuramente necessario continuare a utilizzare e a supportare la didattica a distanza, ma anche cercare se possibile nuovi spazi adeguati aprendo maggiormente la scuola al territorio: quanto potrebbe essere utile in questo momento fare attività didattica all’aperto, nei musei del territorio, nelle biblioteche, negli archivi, in luoghi sportivi, coinvolgendo anche il personale di queste strutture? L’emergenza potrebbe così diventare un’occasione anche per stimolare pratiche didattiche innovative e più stimolanti, per docenti e alunni. È questa la proposta sulla quale stiamo lavorando come Commissione Cultura e Istruzione.

Perché non si riescono a cancellare le classi da oltre 28 alunni?

I problemi sono tanti e vengono da lontano, da chi ha pensato che un Paese possa crescere tagliando sull’investimento più proficuo, quello sulla formazione delle nuove generazioni. Ora, le soluzioni non possono che passare per una programmazione pluriennale, per un percorso graduale ma prestabilito e opportunamente finanziato di adeguamento e rinnovamento dell’edilizia scolastica, di incremento e formazione del personale scolastico, di innovazione della didattica innanzitutto in presenza, ma se e quando necessario anche a distanza. Per il Movimento 5 Stelle le classi affollate sono sempre state uno dei principali punti su cui intervenire per invertire la rotta.

Cosa si sarebbe aspettato per migliorare l’edilizia scolastica?

Parlo certo del basso livello di sicurezza degli edifici, ma anche dell’adeguatezza degli ambienti scolastici alle dinamiche dell’apprendimento, della loro scarsa capacità di accogliere gli studenti e una didattica che necessita di forti innovazioni e dunque di un ambiente concepito diversamente dal passato. Ora però abbiamo un’emergenza, che è quella del probabile contenimento delle presenze a scuola a causa delle misure di sicurezza.

Come se ne esce?

Su questo bisognerà lavorare, mettendo insieme le idee di politici, persone di scuola, studiosi: siamo in contatto con la task force istituita al Ministero proprio per lavorare agli scenari della ripresa delle attività scolastiche e l’interlocuzione tra il Parlamento e il Governo è costante. Dobbiamo tra l’altro fare in modo che anche i lavori di edilizia scolastica in corso, grazie ai fondi stanziati di recente, tengano conto di questo scenario.

La sua collega di partito Virginia Villani sostiene che le scuole chiuse fanno più danni del virus e la DaD mina l’equilibrio psichico degli alunni: è d’accordo?

Facendo un confronto con i Paesi che hanno chiuso le scuole lasciando i bambini senza alcuna forma di didattica, sono ancora più convinto che abbiamo fatto la migliore scelta possibile. Certo faticosa per tutti, ma penso davvero che oltre a garantire per quanto possibile il diritto all’istruzione la didattica a distanza abbia portato con sé, insieme alle problematiche ancora da risolvere, anche tanti aspetti positivi: una comunità che si è ritrovata attorno alla necessita di continuare a garantire un diritto fondamentale, le famiglie che hanno ricominciato ad apprezzare il ruolo delle e dei docenti, studentesse e studenti che, ripeto, hanno potuto continuare a contare sulla presenza costante di insegnanti e compagni, sia pure da uno schermo.

Ma ci sono anche dei limiti nella didattica on line: non crede?

La scuola non può prescindere da una didattica in presenza, ovviamente, ma le metodologie utilizzate per la didattica a distanza dovranno avere una continuità e diventare un arricchimento degli strumenti a disposizione di docenti e alunni. Sarà importante, per far questo, mettere in campo anche un serio piano di formazione per i docenti, assieme alla necessità di risorse aggiuntive rispetto ai 165 milioni già spesi per raggiungere con connessione e tecnologia tutti gli studenti, nessuno escluso.

(segue)