I ragazzi chiedono di conoscere meglio i propri diritti e doveri e manifestano un forte interesse per i temi dell’educazione affettiva e sessuale. È questo uno dei dati principali emersi dall’indagine “Senso della scuola, senso del lavoro”, realizzata nell’ambito dell’Osservatorio Iride e presentata alla Camera dei Deputati. Alla ricerca hanno partecipato oltre 25mila studenti provenienti da tutta Italia.
Nel corso della presentazione, intervenuto in collegamento online, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato come il 34,7% degli studenti intervistati chieda esplicitamente un rafforzamento dell’educazione affettiva e sessuale nel percorso scolastico. Un dato che, secondo il ministro, va letto con attenzione ma senza alimentare polemiche infondate.
“Molti ragazzi vogliono conoscere i propri diritti e doveri – ha dichiarato Valditara – ed è per questo che abbiamo emanato le nuove linee guida sull’educazione civica”. Il ministro ha poi voluto chiarire un punto spesso al centro del dibattito pubblico: “C’è chi continua a diffondere l’idea che l’educazione affettiva manchi nella scuola italiana. È un refrain, ma non è vero”.
Secondo Valditara, l’educazione affettiva è già parte integrante dei nuovi programmi scolastici, se intesa come educazione all’affetto, all’empatia e alla gestione delle emozioni. “Noi abbiamo introdotto l’educazione affettiva – ha spiegato – ed è presente nelle nuove linee guida dell’educazione civica”.
Il tema dell’educazione affettiva e sessuale, intanto, continua a mobilitare anche la società civile. Oltre 20mila cittadine e cittadini hanno infatti sottoscritto la petizione promossa da AltraPsicologia per chiederne l’introduzione strutturata nelle scuole. Un segnale che, secondo l’associazione, intercetta un bisogno diffuso. “Raggiungere questo numero di firme significa dare voce a famiglie, studenti e professionisti della salute mentale che chiedono una scuola capace di andare oltre la semplice trasmissione di nozioni”, ha spiegato la segretaria Marta Giuliani, sottolineando come l’educazione sessuo-affettiva rappresenti “un investimento in salute, prevenzione e cittadinanza, non un’impostazione ideologica”.
Sulla stessa linea la presidente Fortunata Pizzoferro, che parla di un “messaggio chiaro alla politica”: non è più possibile rinviare un intervento che risponda ai cambiamenti sociali e alle criticità emergenti, dal disagio psicologico giovanile ai dati sulla violenza di genere.