Home I lettori ci scrivono Vicenda liceo “Righi” Roma: riflessioni di un dirigente scolastico

Vicenda liceo “Righi” Roma: riflessioni di un dirigente scolastico

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A proposito della vicenda del Liceo “Righi” di Roma e della docente che ha rimproverato l’alunna in minigonna e pancia scoperta vorrei argomentare che, al di là di qualche maggior prudenza lessicale in più della professoressa che magari poteva esprimere il rimprovero in modo diverso, ma altrettanto efficace, resta il fatto che crocifiggerla e scaricare su di lei tutte le responsabilità di tale vicenda è troppo semplice e troppo facile. Pensiamo a tutte le (mal pagate) tensioni scaricate ormai da decenni sempre di più su questi poveri cristi dei docenti che, nei momenti duri come i recenti appena passati (speriamo) non esitiamo a chiamare “eroi” per poi “scaricarli” con altrettanta velocità! 

Chiediamoci, invece, perché la scuola italiana va sempre più alla deriva. Se certe regole e non mi riferisco a quelle sull’abbigliamento ma potrebbero anche, ma a quelle di natura generale che generano il rispetto per la stessa istituzione scuola fossero ben fissate e da osservare, tutto ciò non accadrebbe e non se ne discuterebbe. 

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E, invece, se ne discute e se ne parla in quell’ottica dello smantellamento totale che a qualcuno fa comodo o nell’ottica di chi governa la scuola italiana senza un minimo di competenza in quello che ne è lo scopo primario : la formazione delle menti dei giovani, la loro formazione al rispetto per gli altri, la formazione a comprendere che nel prosieguo della loro vita vi saranno momenti bellissimi da vivere in pantaloncini corti, minigonne, in ciabatte da mare e momenti da affrontare in tailleur e scarpe décolleté o giacca e cravatta.  

Educare significa anche questo!

La massificazione di tutto, anche delle personali occasioni e situazioni, sarà sempre e solo una “massificazione”. Non sarà mai …”stile”! 

Se la docente (un poco comprensibilmente ) ha sbagliato nella scelta dei termini, moltissimo di più sbagliano tutti quelli che pensano solo a crocifiggere lei, senza pensare che un’autovettura che va verso il precipizio, deve pur pensare che ha una marcia chiamata retromarcia che a volte è più utile dell’avanti tutta! 

Cosimo D’Agostino