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Videogiochi violenti: l’Ue bacchetta l’italia che chiede controlli

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Che l’Unione degli Stati europei – fino ad oggi a 25, in futuro sempre più – portasse i vari Paesi membri a condividere idee, opinioni e problemi è stato, ed è, un sogno degli ottimisti.
Quotidianamente, infatti, capita di costatare che nella prassi non sono poche le occasioni di difformità di vedute anche su temi scottanti, quale ad esempio la tutela dei minori dalla violenza dei videogiochi.
Il videogioco ‘Rule of Rose’ ha scatenato una polemica tra l’Italia e il Commissario Europeo dell’Informazione che non ha precedenti nella storia dei rapporti tra il nostro Paese e la Comunità.
Il videogioco è stato giudicato da più parti osceno, brutale e perverso, tanto che a far presente gli eventuali pericoli sono stati addirittura il Ministro della P.I. Giuseppe Fioroni, della Giustizia Clemente Mastella e il Vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini i quali hanno chiesto una verifica relativa alla eventuale violenza.
Hanno ricevuto, però, dal Commissario Europeo per la Società dell’Informazione e i Media, Viviane Reding, una dura reprimenda per avere oltrepassato i limiti delle competenze e la raccomandazione a rispettare, in futuro, gli atti ufficiali.
Per proteggere i ragazzi dalle violenze, ha ricordato la Reding, esiste dal 1993 un vero e proprio sistema di autoregolamentazione che fra l’altro, equilibra i diritti dei minori con quelli della libertà dell’informazione.
La verità è che il problema è aperto. Occorre prevedere strumenti in grado di bloccare la commercializzazione di prodotti mediocri come questo che è stato oggetto di controversie. Tra l’altro si sta pensando ad un autority per il controllo dei videogiochi. Al problema sono impegnati la Commissione bicamerale per l’infanzia, presieduta dalla diessina Anna Serafini, i Ministri Clemente Mastella e Giuseppe Fioroni.
 
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