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Aggiornato il 27.08.2025
alle 18:32

Vietare l’uso dello smartphone a scuola è semplice, educare al corretto uso è faticoso: per lo psicoterapeuta Lavenia vanno coinvolte le famiglie

Il divieto degli smartphone a scuola non è sufficiente per sconfiggere la dipendenza: a sostenerlo è Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, docente universitario e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche (Di.Te.). Secondo l’esperto “non basta togliere il telefono in classe, bisogna insegnare a viverci dentro senza esserne schiavi, esattamente come si fa con la patente di guida”.

Ecco perché lo psicoterapeuta è convinto che senza introdurre il Patentino digitale obbligatorio’, rimane alto il rischio di lasciare molto, sul fronte della fruizione smodata e continuativa dei telefoni cellulari, pressoché immutato

Le scuole provvederanno, nei prossimi giorni, ad organizzarsi e a darsi delle regole su come evitare l’utilizzo degli smartphone in classe: il quadro introduttivo all’operazione è contenuto nella Circolare n. 3392, datata 16 giugno 2025, che vieta l’utilizzo dello smartphone in orario scolastico, anche negli istituti secondari di secondo grado, proprio a partire dall’inizio dell’imminente nuovo anno scolastico 2025/26. In particolare, il ministro Giuseppe Valditara ha illustrato gli effetti negativi documentati dalla ricerca scientifica e i risultati delle prove Invalsi, che confermano la riduzione delle competenze dei nostri alunni.

Diversi dirigenti scolastici, ha detto Giuseppe Lavenia ad Adnkronos, “stanno traducendo in soluzioni concrete: portaoggetti appesi alle pareti, contenitori dedicati o armadietti con chiave. “Ben venga la scuola senza smartphone: il telefono in classe è un elemento disturbante, non può convivere con la concentrazione. Ma se ci fermiamo al divieto, rischiamo di spostare il problema solo di poche ore. Alla campanella lo smartphone torna nelle mani dei ragazzi e con esso i rischi di isolamento, dipendenza e distrazione”.

Lavenia è convinto che “questa era l’occasione per introdurre a livello nazionale il Patentino Digitale obbligatorio, un percorso strutturato che alleni i ragazzi a un uso consapevole della tecnologia”.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche sostiene, quindi, che “non basta togliere il telefono a scuola: bisogna insegnare a viverci dentro senza esserne schiavi, esattamente come si fa con la patente di guida. Vietare è semplice, educare è più faticoso. Ma solo l’educazione lascia tracce“.

Lavenia è convinto che occorra anche supportare le famiglie degli alunni: “Chi aiuterà i genitori quando i ragazzi torneranno a casa e si ritroveranno immersi tra social, chat e piattaforme scolastiche online? Non possiamo lasciare le famiglie sole di fronte a questa sfida. Serve un patto educativo tra scuola e genitori, altrimenti il rischio è di avere ragazzi obbedienti in classe e prigionieri del digitale a casa”.

Per questo motivo, il professor Lavenia ha lanciato con l’associazione Di.Te. il Manifesto per un’educazione digitale vera, un documento programmatico che indica la strada per trasformare il divieto in un’occasione educativa concreta.

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