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Violenza e videogiochi

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Ancora una volta sono i videogiochi ad essere nell’occhio del ciclone. 
La violenza contenuta in alcuni di questi si potrebbe profilare come istigazione all’imitazione e comunque minaccia destabilizzante per il senso critico ancora da consolidare di bambini e adolescenti. 
Gli Usa, mercato in prima fila per produttori e fruitori, si sono mobilitati in grande stile. Sarebbero allo studio dei legislatori, in prima linea la California governata da Arnold Schwarzenegger, misure e sanzioni per arginare il fenomeno, attraverso la richiesta ai produttori di applicare le targhette con la scritta 18 per i videogame violenti o con riferimenti a droga, delinquenza e sesso. Vengono inoltre previste multe e sanzioni per i commercianti che venderanno tali prodotti ai minori.
Ma non si mobilitano solo i legislatori, anche le case produttrici, sensibili al political correctly o al marketing buonista, si impegnano per riabilitarsi agli occhi della società civile; in questa direzione è da leggersi l’iniziativa dell’Atari, colosso del settore. 
La multinazionale correda il suo videogioco con il primo “decalogo per i genitori di bambini under 12 al corretto uso del videogame”.
In linea con queste premesse si profila la proposta del Ministro della Giustizia Clemente Mastella: Un’Authority ad hoc che stabilisca gli standard accettabili sulle modalità di vendita dei videogiochi ai minori negli esercizi commerciali. Il Ministro annuncia che il governo si muoverà per un controllo che impedisca ai minori di entrare in possesso di videogiochi violenti, anche attraverso controlli negli esercizi commerciali.
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