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Violenze ai prof: su internet una mappa regionale

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I tanti e sempre più sconcertanti episodi di bullismo messi in atto da studenti e genitori verso i docenti raccolti in un sito internet: l’idea è di un insegnante precario di lettere delle scuole medie e superiori di Taranto appassionato di nuove tecnologie che in tal modo ha voluto evidenziare lo scadimento della figura e della considerazione sociale dell’insegnante. A far scattare l’idea i numerosi fatti di cronaca accaduti negli ultimi mesi, con sempre più docenti vittime dei soprusi, a loro insaputa ripresi e inseriti nella ‘vetrina’ del web: per l’autore era necessario uno spazio, un punto di riferimento da collocare sempre su internet, che in qualche modo tutelasse la dignità professionale dei prof. Un luogo, anche se virtuale, dove venissero raccolti gli episodi di aggressioni, insulti, violenze di ogni tipo che sempre più insegnanti subiscono durante il loro lavoro. Il sito http://scuolaviolenta.blogspot.com/ propone infatti una interessante mappa degli episodi di violenza, raccolti tutti da internet, nei confronti dei prof divisi per regione di provenienza: la mappa è poi divisa sia per ordini di scuola (elementare, media e superiore) sia per ricerche in ambito provinciale. E’ attivo anche uno spazio sugli episodi di ‘violenza sulle cose’, le scuole, per denunciare il degrado della considerazione sociale non solo per gli insegnanti, ma per l’istituzione pubblica in genere.
Sul sito, chiamato significativamente ‘Scuola violenta’, in poche settimane sono stati pubblicati tantissimi fatti: tutti con i docenti protagonisti e ridotti a parte lesa. Ecco quindi la notizia dello studente privatista bocciato e che per rivalsa picchia l’insegnante; quella del Tar di Milano che ha reso giustizia ad una docente condannando al pagamento di 100 mila euro due dirigenti per aver attuato del mobbing nei suoi confronti. Non potevano poi mancare i video, come quello dell’alunno che con incredibile naturalezza entra in aula e si cala i pantaloni davanti alla professoressa. “Solo goliardia? Ma in quale altro posto di lavoro, statale o privato, accadono cose di questo genere? In quale altro posto di lavoro la dignità umana e professionale è così calpestata e miseramente derisa?”, si legge nel sito.
L’autore, Gianluca Lovreglio, spiega come “l’idea sia sorta partecipando alle discussioni realizzate su alcuni forum internet dedicate alla scuola. Era giunto il momento di rispondere ad alcuni interlocutori, soprattutto giovani studenti, che sul problema delle violenze agli insegnanti evidenziavano atteggiamenti aggressivi del tipo ‘i prof se lo sono proprio meritato. Ho così iniziato a raccogliere da internet gli episodi di bullismo – continua il docente – anche se è riduttivo chiamarli così, nei confronti degli insegnanti, da parte degli studenti, ma anche dei genitori. Lavorando in prima linea in questo campo mi sono subito reso conto della frequenza e delle proporzioni del fenomeno, ma anche del ‘sommerso’ cioè degli episodi non denunciati: ho così pensato fosse doveroso evidenziare il problema”.
Secondo il docente tarantino, precario da 12 anni ed anche webmaster per istituzioni culturali, non è ammissibile che un professionista sia “ripreso impunemente ed impunemente inserito in una berlina virtuale di livello mondiale. A me stesso è capitato di assistere, direttamente o tramite colleghi, ad episodi terribili: pestaggi di colleghi e di collaboratori scolastici, bullismo violento tra ragazzini di 12 anni, reati commessi da quindicenni che dicevano di allontanarsi in bagno magari per procurarsi un alibi. Ecco: il mio blog vuole essere una risposta, un ‘contrappasso’ rispetto agli eccessi di cui la cronaca si nutre”.
Secondo Lovreglio gli episodi sono anche sottostimati: considerando che “le fonti delle notizie – sottolinea il docente – sono tratte per lo più da Internet, il fenomeno, già di per sé spaventoso scorrendo questo blog, è in realtà ancora più diffuso. Ciò perché non sono considerati la serie di quotidiani a tiratura locale”.
Il prof di lettere è convinto che oggi in Italia nessun altro lavoro impiegatizio nell’ambito pubblico è più pericoloso dell’insegnamento, ma non solo per gli atti di bullismo: “il contatto diretto con le persone e la mancanza di qualunque tutela, sia in termini di sicurezza degli edifici, sia in termini legislativi, aggiunto alla immeritata scarsa considerazione sociale della categoria, fanno sì che fior di professionisti, laureati e specializzati, siano costretti a subire ogni giorno uno stillicidio di violenza a livelli così alti che minerebbe la salute psichica di chiunque”.

L’iniziativa non vuole comunque solo rappresentare una denuncia nei confronti di un sistema d’istruzione che non rispetta più i ruoli, ma anche un’alternativa ai messaggi a senso unico trasmessi dalla tv: “il problema non nasce ovviamente nei comportamenti dei ragazzi, ma tra i genitori e tra l’ambiente in cui questi ragazzi vivono. A sua volta l’ambiente, anche il più sano, la cosiddetta ‘società civile’, viene influenzato – conclude Lovreglio – dal mostro dei mostri, la televisione e i suoi modelli”.