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Aggiornato il 26.09.2025
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Visite di istruzione: la nota del ministero complica l’azione delle scuole. E se stessimo tutti a casa?

Aluisi Tosolini

La nota a firma del Capo Dipartimento MIM Nando Minnella pubblicata ieri anche da Tecnica della scuola e avente per oggetto “Viaggi d’istruzione – Indicazioni operative Anno Scolastico 2025/2026” sta creando non pochi dubbi nelle scuole.

Il motivo è presto detto: la nota ricorda che “a decorrere dal mese di giugno 2025, non è più prevista la deroga concessa da ANAC che consentiva alle scuole, indipendentemente dalla qualificazione posseduta e dal valore degli affidamenti, di procedere autonomamente all’acquisizione dei codici identificativi di gare (CIG) per gli appalti di importo superiore a 140 mila euro relativi a: – servizi di programmazione, organizzazione ed esecuzione dei viaggi di istruzione – stage linguistici – scambi culturali”.

Cosa significa? Perché le scuole non possono gestire

La fine della proroga comporta che se l’organizzazione di viaggi di istruzione (ma anche di stage e scambi culturali) implica una spesa superiore ai 140mila euro, le scuole non possono più procedere autonomamente a svolgere prima le gare di appalto e poi agli affidamenti.

Tre questioni immediate in tre domande:  Davvero una visita di istruzione costa più di 140mila euro? Quali sono le scuole implicate? Chi può svolgere le gare se non lo possono fare le scuole?

Rispondiamo alle tre questioni

  1. Le scuole non possono frazionare gli ordini riferiti ad uno stesso tipo di fornitura così moltissime scuole fanno (facevano, a questo punto) gare per tutte le visite di istruzione di un anno scolastico in un blocco unico . E così il costo complessivo per una scuola secondaria di secondo grado superare prestissimo i 140mila euro. Si pensi ad esempio che spesso le classi degli ultimi anni fanno visite di più giorni e all’estero con costi per singolo studente anche rilevanti.
  2. Le scuole implicate sono quindi soprattutto le scuole secondarie di II grado. Tuttavia anche un grande comprensivo fa abbastanza in fretta ad arrivare al tetto di 140mila euro
  3. Se la scuola non ha ottenuto la qualificazione per gestire acquisti da oltre 140mila euro deve rivolgersi ad altri.

Stazioni appaltanti qualificate

Se la scuola non è qualificata (e quasi nessuna lo è) non per incapacità o non volontà ma più spesso per carenza di personale (e personale qualificato) e soprattutto perché la strada per diventare stazione appaltante qualificata è lunga, contorta e complicata.  Per chi volesse sapere tutto su come si fa consigliamo la visita del sito dell’Anagrafe Unica delle Stazioni Appaltanti (AUSA) messo a punto dall’ANAC (Link). L’Anac pubblica anche un Report trimestrale sulla qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza. I dati aggiornati al 31.03.2025 (ultimo report disponibile) evidenzia come le stazioni qualificate siano davvero poche nelle diverse Regioni. Non si capisce se dentro ci sia anche qualche scuola ma credo proprio di no.

Le stazioni appaltanti qualificate cui la scuola potrebbe rivolgersi appartengono comunque, ad esempio, alle seguenti tipologie:

  • Enti di area vasta: Province e Comunità montane, che gestiscono le procedure d’appalto. 
  • Centrali acquisti: soggetti specificamente istituiti per aggregare le richieste di acquisto e affidare le procedure di gara per conto di altre amministrazioni. 
  • Altre pubbliche amministrazioni: la scuola può accordarsi con altri enti pubblici che siano già stazioni appaltanti qualificate per esternalizzare la gestione della gara. 

Ora, chiunque conosca le pubbliche amministrazioni o le centrali di acquisto sa bene che se a ottobre 2025 ci si presenta per chiedere che venga svolta una gare per viaggi di istruzione da realizzarsi tra gennaio e maggio 2026 …..beh…. sarà davvero molto difficile riuscire a partire in questo anno scolastico ! Per non dire poi che la procedura, in certi casi, ha costi che si aggirano sul 3% del costo complessivo. Così, ad esempio, una scuola che voglia fare viaggi per un milione di euro complessivi (cosa non rara, anzi) deve pensare di spendere 30mila euro per pagare chi ha gestito la gara.

Le azioni del Ministero

A fronte di queste evidenti difficoltà il Ministero, come scrive il capo dipartimento, ha messo in campo due azioni.

Con la prima ha formato funzionari, scelti dai Direttori USR, mediante la loro partecipazione a un corso di formazione intensivo presso la SNA proprio in materia di procedure di acquisto ad evidenza pubblica. Inoltre, entro il mese di ottobre p.v. si concluderanno le procedure di selezione di 161 funzionari, dedicati a occuparsi prioritariamente delle procedure di acquisto, che verranno immessi in ruolo e prenderanno servizio nei diversi USR.  Detto altrimenti a gestire le diverse gare per le scuole dovrebbero essere gli Uffici Scolastici Regionali. Chiunque conosca un ufficio scolastico regionale, il numero di scuole che vi afferiscono e la quantità di gare oltre soglia che ogni scuola potrebbe richiedere ogni anno capisce senza fatica che questa strada,  bella in teoria, rischia in realtà di bloccare ogni acquisto di servizi e beni per mesi e per anni.

La seconda azione riguarda una piattaforma che dovrebbe facilitare il tutto. Ma questa entrerà in funzione solo nel 2026 e quindi per quest’anno in pratica non se ne parla.

Che fare allora? Niente viaggi di istruzione, stage scambi?

La cosa più semplice è non effettuare viaggi di istruzione, stage linguistici, scambi culturali.

Peccato che almeno in due casi (stage e scambi) si tratti di azioni finanziate sia dal PNRR che da Erasmus + e quindi con risorse comunitarie che resteranno non spese.

Alcuni dirigenti sentiti in questi due giorni segnalano che se non verranno forniti supporti davvero rapidi ed efficaci salterà una parte consistente della programmazione di visite, stage e scambi.

E non certo per responsabilità dei dirigenti scolastici.

Probabilmente, visto anche che il giro di affari di questo settore è conteggiato in diversi miliardi di euro annui, sarà lo stesso settore del turismo (autobus, guide, alberghi, aerei, agenzie…) a intervenire chiedendo semplificazioni che rendano possibile realizzare quanto progettato.

La crisi del settore dei viaggi d’istruzione

A tutto ciò si deve aggiungere che il settore dei viaggi di istruzione è già in seria crisi per atri due diversi motivi, come segnala anche oggi Il Post in un suo articolo:

  1. Il costo delle visite di istruzione / gite: in un periodo di alta inflazione e bassi salari sono poche le famiglie che posso permettersi di pagare il costo dei viaggi di istruzione. In questo caso va anche sottolineato che se non si realizzeranno gli stage linguistici e gli scambi all’estero i ragazzi che ne pagheranno e conseguenze sono proprio quelli che hanno meno possibilità economiche che così verranno ulteriormente discriminati.
  2. Il fatto che sempre meno insegnanti accettano di accompagnare gli studenti. E questo sia per le enormi responsabilità connesse che per il mancato riconoscimento economico del lavoro (decisamente pesante e stressante) svolto 24 ore su 24 e spesso per diversi giorni con gli studenti.

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