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Visite fiscali a raffica? Per i medici non si faranno. Giuliani: perché la Funzione Pubblica tace?

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Ha suscitato reazioni a catena la proposta della Tecnica della Scuola, a seguito delle novità introdotte dal decreto n. 206 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre scorso, sull’ipotesi di reintrodurre un pubblico ufficiale per verificare la presenza a domicilio del dipendente malato, dalla seconda visita in poi, dopo l’avvenuto accertamento del suo stato di salute attraverso la prima visita svolta (questa sì) dal medico fiscale.

Se ne è parlato anche il 22 gennaio a Radio Cusano: in diretta, durante la trasmissione ‘Open Day’, è stato chiesto un chiarimento al nostro direttore responsabile Alessandro Giuliani.

“Quello che abbiamo sostenuto – ha detto – è che non ha molto senso visitare più volte, nel volgere di poche ore, un lavoratore con una prognosi accertata di diversi giorni, se non di settimane. Perché il medico fiscale dovrebbe recarsi a casa sua il venerdì sera, il sabato mattina e poi anche la domenica, visto che l’articolo 2 del decreto Madia prevede testualmente che le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale?”.

Giuliani: negli anni Ottanta esisteva l’accertatore, perché non riproporlo?

“Considerando che alla base dei nuovi provvedimenti in materia vi è l’esigenza di ridurre i costi – ha continuato il nostro direttore -, allora ci siamo permessi di far notare che, in presenza di un accertamento ravvicinato, potrebbe essere coinvolto un pubblico ufficiale: ad esempio un vigile urbano, il cui costo risulterebbe sicuramente inferiore a quello di un medico fiscale. Tutto qui. Tra l’altro, non si tratterebbe di nulla di nuovo – ha ricordato – perché negli anni Ottanta esisteva una figura che affiancava il medico fiscale: era l’accertatore ed entrava in azione proprio in quelle occasioni in cui il medico non aveva più nulla da verificare”.

Tutta la stampa ha sbagliato?

Giuliani ha quindi ricordato che “per via di un recente parere negativo del Consiglio di Stato, sono rimaste invariate le vecchie fasce orarie peri i controlli per l’accertamento delle assenze dal lavoro per malattia: mentre per i lavoratori del privato la reperibilità a casa rimane di quattro ore al giorno, per i dipendenti statali continueranno ad essere reperibili per l’intera settimana, festivi compresi, nelle fasce orarie dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18″.

Sempre sull’argomento, il nostro direttore ha anche detto di avere ricevuto diverse lettere a parte di medici fiscali, nelle quali si sostiene che nel decreto Madia “non c’è scritto da nessuna parte che si svolgeranno più visite di controllo nello stesso giorno. Questo significa – ha contro-replicato Giuliani – che i tanti giornalisti che hanno affrontato il tema nelle scorse settimane, ad iniziare dalle agenzie di stampa, hanno tutti interpretato male l’articolo 2 del decreto Madia”.

A titolo di esempio, vi proponiamo un articolo di una testata nazionale ed una locale, ma sono tantissimi. Rimane da capire, inoltre, come mai dalla Funzione Pubblica non siano giunte smentite a questi articoli considerati dai medici non realistici.

“Sempre diversi medici fiscali – ha continuato Giuliani – sostengono che nemmeno le visite ravvicinate ai dipendenti del pubblico impiego, alla resa dei conti, si realizzeranno. Alcuni di loro sostengono che non vi sarebbero le risorse umane per attuarle, nel senso che i professionisti abilitati per portarle a compimento risultano in misura minore rispetto alle richieste dell’Inps e dei datori di lavoro. Allora – ha concluso Giuliani – questo significa che le nuove norme non sono applicabili”. Bastava dirlo: in questo caso il discorso è chiuso. Il personale gradirebbe sicuramente, ma la Funzione Pubblica non ne uscirebbe a testa alta.

Polemica Renzi-Di Maio: nessuno sarà licenziato

Durante la puntata del 22 gennaio si è anche parlato della polemica a distanza tra l’ex premier Matteo Renzi e il M5S, a seguito dell’intervista pubblicata dalla Tecnica della Scuola a Luigi Di Maio, candidato presidente del Consiglio dei movimento pentastellato nella quale si annunciava l’intenzione di cancellare la Buona Scuola. “Effettivamente la profezia di Renzi ci è sembrata eccessiva. I 132mila precari assunti non potranno perdere il posto a tempo indeterminato semplicemente perché ai posti oggi già liberi, anche se in parte in organico di fatto, si aggiungono gli oltre 40mila pensionamenti e i quasi 20mila spostati in organico di diritto. Quindi, anche nel caso venisse meno il ‘potenziamento’, avrebbero comunque delle cattedre libere dove essere collocati”, ha tagliato corto il direttore.

Contratto: parti lontane, a meno che…

Infine, si è fatto il punto della situazione del contratto: “le parti sono ancora lontane, perché alla mancanza di risorse si sono aggiunte alcune richieste da parte dell’Aran sull’allargamento delle funzioni aggiuntive e sull’inasprimento delle sanzioni al personale.

L’idea dei sindacati”, ad iniziare dalla Flc-Cgil, “di spostare sul tabellare dello stipendio è di base ottima, perché quelle somme sarebbero assicurate per tutta la vita professionale, con effetti positivi anche sull’assegno di pensione”, sebbene nel caso del bonus dell’aggiornamento professionale si dimezzerebbero per via del fisco.

“Sulla possibilità che ciò possa accadere nutriamo tuttavia seri dubbi”, anche perchè ci sono dei precisi vincoli di legge”, a meno che la trattativa non si protragga nel tempo”, ha concluso Giuliani.