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Aggiornato il 05.08.2025
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Amalia Moretti Foggia, prima donna italiana pediatra: l’emancipazione mediante studio e impegno

Molte sono le donne che aprirono la strada alla parificazione e alla liberazione femminile. Spesso dimentico di se stesso, il nostro Paese ha elevato Raffaella Carrà ad icona dell’emancipazione femminile. Pur con tutto il rispetto per l’indimenticabile showgirl che per mezzo secolo spopolò sui teleschermi della Penisola, riteniamo tuttavia giusto commemorare anche Amalia Moretti Foggia, tra le prime donne laureate in medicina in Italia e prima donna specializzata in pediatria (nonché brillante giornalista e divulgatrice): un esempio di come lo studio serio e l’impegno personale possano davvero affrancare da stereotipi e subalternità sociale e culturale.

La sua meritata maturità classica, quando il “successo formativo” non era un diritto

Amalia era nata a Mantova nel 1872 da un’antica famiglia di farmacisti. Suo padre, erborista e farmacista anch’egli, gestiva a Mantova la farmacia Santa Lucia, aperta sin dai primi anni del ‘500 e ancor oggi operativa. Anche il liceo che Amalia frequentò nella città dei Gonzaga esiste ancora: è il prestigioso Liceo Classico Statale Virgilio, intitolato al sommo poeta latino (che era nato in un villaggio del circondario). Il liceo classico era molto duro all’epoca, e poche ragazze lo frequentavano; ma lei, arguta e studiosa, si diplomò a pieni voti nel 1891. A quei tempi — è il caso di sottolinearlo — nessuno si sarebbe sognato di considerare il “successo formativo” un diritto, ma un traguardo da raggiungere esclusivamente mediante impegno e studio.

Tra le prime donne italiane laureate in medicina

Suo padre avrebbe voluto fare anche di Amalia una farmacista. Invece — ottenuta una borsa di studio — nel 1895, a 23 anni, Amalia si laureò in scienze naturali nell’illustre università di Padova. Una nuova borsa di studio di 1.000 lire le permise il trasferimento a Bologna senza dover contare sulle finanze di famiglia: nell’ateneo felsineo — dove si era inizialmente innamorata di un giovane assistente di anatomia —la ragazza conseguì la laurea in medicina (suo secondo titolo) nel 1898, a 26 anni, con una tesi dal titolo Le ovaie nelle peritoniti sperimentali. La prima donna laureata in medicina era stata Ernestina Paper (1846-1926), che aveva raggiunto il titolo nel 1878. Solo da vent’anni, quindi, le porte della professione medica erano aperte anche alle donne.

Prima donna italiana specializzata in pediatria, si avvicina al socialismo

Amalia però non si fermò qui. Nel 1899 — un solo anno dopo la laurea — si specializzò in pediatria a Firenze: prima donna in Italia. Un percorso di studi prodigioso benché in salita e controvento, come era allora (ed è spesso ancora) per una donna.

Nella città di Dante Amalia conobbe la celeberrima giornalista e rivoluzionaria Anna Kuliscioff (1855-1925), cofondatrice del Partito Socialista Italiano. Anche lei era medica, tra le prime laureate in medicina in Italia (e specializzata in ginecologia), e la aiutò a trapiantarsi a Milano, procurandole una camera ammobiliata. Nella metropoli ambrosiana Amalia continuò ad esercitare la professione di Ippocrate, avvicinandosi sempre più alle idee del socialismo. La Società operaia femminile di Mutuo Soccorso la impiegò come medica fiscale.

Pronta a curare e aiutare i bisognosi, diventa divulgatrice e giornalista

A 30 anni, nel 1902, cominciò a lavorare presso l’ambulatorio della Poliambulanza di Porta Venezia a Milano, che non abbandonò mai per un quarantennio. Lì sposò quasi subito il collega Domenico Della Rovere, e divenne amica della propria paziente Ada Negri (1870-1945), insegnante, poetessa e scrittrice già famosa benché di origini molto umili.

Nel 1926, a 54 anni, Amalia iniziò infine la carriera di giornalista e divulgatrice. La Domenica del Corriere, popolare rivista del tempo (1899-1989), le concesse una rubrica di igiene e salute intitolata La parola del medico. Siccome però un medico donna non sarebbe stato considerato allora sufficientemente credibile né autorevole, Amalia si firmò con lo pseudonimo dottor Amal, con evidente riferimento al proprio nome di battesimo. Suo intento era quello di aiutare coi propri consigli le persone meno fortunate e non molto acculturate (che nell’Italia del tempo erano l’assoluta maggioranza, anche tra chi sapeva leggere e scrivere). Infatti Amalia si era già distinta nella diffusione dei princìpi dell’igiene tra i ceti popolari, insegnando nella Società Umanitaria (istituzione filantropica milanese ancor oggi esistente, fondata nel 1893 dal generoso filantropo e imprenditore mantovano Prospero Moisè Loria, di religione ebraica) e in associazioni laiche consimili.

“Diffondere nelle classi popolari, con metodi moderni, l’istruzione scientifica”

Per un’altra rubrica, dedicata alle ricette di cucina ed intitolata Tra i fornelli, Amalia si firmò Petronilla. Molte delle ricette di Petronilla furono poi raccolte in un libro di grande successo. Coi propri articoli giornalistici, Amalia si proponeva semplicemente di essere — come lei stessa dichiarò — “semplice, spontanea e vera”. Nessuna prosopopea, nessuna spocchia, nessun senso di superiorità.

Di Amalia rimasero celebri le conferenze tenute nell’Università Popolare di Milano (nata nel 1901 su iniziativa del repubblicano Ettore Ferrari per «diffondere nelle classi popolari, con metodi moderni, l’istruzione scientifica, tecnica ed estetica, associata al concetto di civile educazione»).

Curava gratis chi non potesse pagare

Inoltre Amalia esercitò spesso il volontariato nei quartieri poveri del capoluogo meneghino, erogando cure gratuite agli indigenti.

A Milano, Amalia morì nel 1947, ormai settantacinquenne. Donna e professionista instancabile, fu amante della vita e della giustizia sociale in un mondo difficile, classista e maschilista. Occorre diffondere tra i nostri studenti la memoria di lei e delle tante persone come lei, che affollano il nostro passato comune.

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