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Aggiornato il 06.12.2025
alle 00:31

Volevi fare il classico? Riparti dal greco. Sold out i corsi per tutti al Berchet di Milano

Aluisi Tosolini

Il liceo Classico Berchet di Milano ha lanciato questo autunno una iniziativa rivolta alla città intitolata  “Ricomincio da…greco”, un nuovo percorso dedicato a chi desidera scoprire – o riscoprire – la lingua e la cultura greca.

Il corso, come recitava la circolare di lancio, è aperto a:

  • chi non ha mai studiato il greco, ma avrebbe voluto;
  • chi lo ha studiato e poi dimenticato, perché la vita lo ha portato altrove;
  • chi lo sta studiando, ma non ha ancora colto fino in fondo la meraviglia del duale;
  • chi vuole condividere in amicizia la lettura di testi straordinari, che ancora oggi parlano di noi.

Gli incontri si svolgono da dicembre a marzo, ogni mercoledì dalle 17.30 alle 19.00, sotto la guida di due docenti di greco Franca Gusmini e Ilaria Ziliani.

In pochissimi giorni i posti (una ottantina) sono andati esauriti e mercoledì scorso 3 dicembre ha preso avvio. Oggi il Corriere della sera dedica una intera pagina sull’edizione milanese alla prima “lezione”.

Riscoprire il greco. Nostalgia?

Il pubblico, dice il racconto del Corriere, è un mosaico raro: liceali curiosi, ingegneri, professionisti, pensionati, coppie che tornano sui banchi per nostalgia o per sete di senso. Sedersi a studiare una lingua di 2800 anni fa non è un atto erudito ma «politico — sostengono le due docenti —. Una forma suprema di resistenza al dilagante vuoto di bellezza, di bontà, di cura». Ed è anche un tentativo di riprendere fiato, sostiene Paolo. «Di tornare a quando le parole — poche, precise — contenevano universi e non solo notifiche».

Lentezza vs velocità?

Oppure si tratta di un desiderio di riappropriarsi dei tempi dell’anima? Riscoprendo la lentezza in un tempo in cui, come insegna il filosofo e sociologo tedesco Hartmut Rosa, a fronte di strumenti che permettono di risparmiare sempre più tempo, le persone soffrono della mancanza di tempo e si sentono in dovere di correre ancora piú in fretta, non tanto per raggiungere un obiettivo, ma per non perdere posizioni.

Di certo l’esperimento/esperienza del Berchet è particolarmente interessante e sottolinea come sempre più gli “utenti” delle istituzioni scolastiche non debbano e non possano essere solo i canonici studenti della fascia d’età 3-19 anni ma tutta la popolazione.

Una scommessa per il presente più che per il futuro.

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