Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mobilita circa 191,5 miliardi di euro di fondi europei, a cui si aggiungono oltre 30 miliardi di risorse nazionali, per un totale superiore ai 220 miliardi.
Alla Missione Istruzione e Ricerca sono destinati circa 30,9 miliardi di euro dal fondo europeo, più 1 miliardo nazionale, quindi circa 31,9 miliardi complessivi per istruzione e ricerca. All’interno di questa missione, alla scuola sono destinati circa 17,5 miliardi di euro. Questa è la cifra di riferimento quando si parla di investimenti PNRR per il sistema scolastico.
Si tratta di risorse rilevanti. Dopo anni di sottofinanziamento, molti docenti si aspettavano interventi strutturali prioritari: edifici sicuri, manutenzione ordinaria, riqualificazione di aule e servizi igienici, spazi adeguati per studenti e personale.
Una parte consistente dei fondi ha invece sostenuto digitalizzazione e innovazione tecnologica, aule immersive, dispositivi digitali, schermi interattivi: strumenti utili se inseriti in una visione pedagogica chiara e coerente.
Il nodo non è l’uso del digitale. Il nodo è l’ordine delle priorità. In diversi istituti si osservano dotazioni avanzate in contesti edilizi carenti, con evidenti squilibri tra investimento tecnologico e qualità degli ambienti.
Oltre il 90 per cento degli edifici scolastici italiani ha più di 25 o 30 anni; molti plessi si trovano in strutture storiche che richiedono interventi continui. Investire sugli spazi significa investire sulla qualità dell’apprendimento e sul benessere quotidiano di studenti e personale.
Accanto al tema delle risorse emerge quello della governance. L’autonomia scolastica, applicata senza una pianificazione nazionale forte, ha accentuato frammentazione e competizione tra istituti. Le scuole hanno dovuto progettare e spendere in tempi rapidi, con margini ridotti di confronto interno e di valutazione pedagogica.
Si aggiunge la crescita degli adempimenti burocratici. Nuovi obblighi documentali, griglie e piattaforme sottraggono tempo alla progettazione didattica. Con l’introduzione delle 33 ore di orientamento, i coordinatori di classe devono gestire una mole significativa di documentazione, con un carico che incide sul lavoro intellettuale dell’insegnante.
La scuola ha bisogno di innovazione, ma anche di manutenzione, pianificazione e fiducia nella professionalità docente. I numeri del PNRR sono chiari. Ora serve un confronto serio su come trasformare queste risorse in qualità educativa concreta e duratura.
Francesco Aloisi
Comitato nazionale “La scuola che respira”