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7 milioni di certificati, 800mila minori da vaccinare e 150 mln di euro per le dosi in più

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Sarebbero oltre 7 milioni i certificati di vaccinazione che saranno richiesti da bambini e giovani, mentre sette-ottocentomila i soggetti non vaccinati e quindi da sottoporre a profilassi, pena richiami e sanzioni, con un costo di  circa 150 milioni di euro per acquistare i vaccini necessari.

Lo scrive il Sole 24 Ore che riporta le prime cifre messe in fila dai tecnici delle Regioni e presentate alla riunione con ministero dell’Istruzione e Salute.

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Si tenta, scrive il giornale  “in ogni modo di arginare il rischio di pasticci organizzativi e l’ombra dello scaricabarile che incombe sulle famiglie, chiamate ad autocertificare o a dimostrare di essere in regola. Spetterebbe alle scuole – propongono i tecnici regionali alle ministre Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin – inviare alle Asl gli elenchi dei propri iscritti. Su questa base, ogni singola azienda sanitaria procederebbe alla verifica: a spuntare i nomi dei bambini e dei ragazzi “in regola” e a contattare gli “inadempienti”. Si eviterebbe così uno stress inutile a nuclei familiari e servizi vaccinali, focalizzando l’attenzione su quel 10% circa che sia calcola sia in ritardo”.

 

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“Le stime presentate dagli assessori a Miur e Salute- sottolinea Il Sole- partono dal 10% dei “non vaccinati” per il morbillo. Considerando i 500mila bambini che ogni anno nascono in Italia, che in 15 generazioni arrivano a 7,5 milioni di minori chiamati dal decreto Lorenzin a dimostrare di essere in regola, il recupero sul 10% dato per assunto porterebbe alla cifra di circa 7-800mila “under 16 da vaccinare”.

 “Con numeri moltiplicati all’intera popolazione, l’impegno sarebbe forse insostenibile”.

“I riflettori dei tecnici regionali guardano anche ai contenuti del decreto, in termini di profilassi obbligatorie. Controllo di malattie infettive previste da programmi internazionali di eradicazione; vaccinazioni finalizzate a eliminare malattie infettive circolanti sul territorio nazionale; vaccinazioni mirate a proteggere gli individui da infezioni che costituiscono un rischio epidemiologico attuale; profilassi volte a proteggere gli individui da infezioni che costituiscono un rischio epidemiologico solo potenziale. Troppe, in un solo decreto legge, affermano le Regioni”.