Fa discutere il caso di una scuola dell’infanzia campana dove sono stati regalati ai bambini e alle bambine pulcini vivi, con l’intento probabile di sviluppare nei piccoli alunni sentimenti di cura e di attenzione per la vita che inizia a manifestarsi.
Intento forse nobile ma che mal si coniuga con la normativa ma anche con le regole etiche ed igieniche che vanno rispettate nei rapporti con la vita animale.
E a bloccare l’iniziativa sono dovuti intervenire persino gli uffici e gli assessori della Regione Campania.
La vicenda è curiosa perché solo fino a 50 anni nelle scuole elementari e materne, gli allevamenti di piccolo animali erano non solo tollerati ma addirittura considerati parte dei programmi di studio e delle attività didattiche.
Alle elementari piccoli allevamenti di animali da cortile (si presume quindi galline, conigli e oche) erano esplicitamente previsti dai programmi ufficiali approvati nel 1955 e rimasti in vigore fino alla seconda metà degli anni ’80.
Non dimentichiamo che nelle discussioni che spesso di leggono nei social, molti utenti “esaltano” i programmi di quei tempi e sottolineano che la vera decadenza sarebbe iniziativa proprio una quarantina di anni fa.
Forse si tratta di persone poco informate o magari si tratta di nostalgici che davvero pensano che la scuola del “leggere, scrivere e far di conto” fosse davvero migliore di quella di oggi.
E di piccoli allevamenti si parlava anche negli Orientamenti per la scuola dell’infanzia del 1969, i primi ad essere approvati subito dopo l’istituzione della scuola materna statale del 1968.
Dagli anni ’90, vuoi per motivi legati alla sicurezza, vuoi per altre ragioni queste esperienze sono progressivamente scomparse o sono rimaste in modo residuale in iniziative collaterali le fattorie didattiche o le scuole all’aperto.