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03.04.2026

Docente accoltellata a Bergamo, il tredicenne che ha colpito seguito da un “servizio di neuropsichiatria infantile”

È seguito da un “servizio di neuropsichiatria infantile” il tredicenne che lo scorso 25 marzo ha accoltellato la sua docente di francese a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. A riferirlo è Milano Today, che dà conto degli sviluppi giudiziari del caso, seguito dal Tribunale per i minorenni di Brescia. L’udienza davanti al Gip si è tenuta giovedì mattina, ricorda la testata, e al termine del confronto “il giudice si è riservato la decisione sulla misura di sicurezza più idonea da applicare al minore”.

Al momento il tredicenne – che ha filmato l’aggressione con il suo telefono, e che avrebbe maturato l’insano gesto anche in rete – è ricoverato presso una struttura ospedaliera, e come detto è seguito da specialisti. “Il tribunale dovrà ora stabilire se confermare la permanenza“, si legge ancora nell’articolo, “o se disporre il trasferimento del giovane in una comunità protetta, una misura che punterebbe al monitoraggio e al recupero psicologico del ragazzo in un ambiente sorvegliato ma extra-ospedaliero“.

Sullo sfondo la questione della posizione del giovane, sollevata da subito anche da questa testata. Il tema, ribadisce Milano Today, è allo studio degli inquirenti. “Data l’età del ragazzo, 13 anni, si apre una questione giuridica complessa: sotto i 14 anni, infatti, i minori non sono imputabili secondo il codice penale italiano. Tuttavia, l’autorità giudiziaria può disporre misure di sicurezza, come appunto il collocamento in comunità, qualora venga accertata la pericolosità sociale”.

Un’altra condizione che farebbe scattare le misure sarebbe “la necessità di un percorso rieducativo e terapeutico specifico”, da assicurare in contesti protetti. Nelle prossime ore è atteso la scioglimento della riserva da parte del gip di Brescia. Un altro capitolo in una vicenda che sta turbando profondamente il Paese, e che si inserisce nel quadro più ampio delle violenze nei confronti dei docenti. A operarle, nella maggior parte dei casi, sono gli adulti e non i ragazzi. Un fenomeno non meno inquietante.

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