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A maggio in classe senza mascherina? Per Gimbe è follia: regole anti-Covid fino a giugno, Omicron contagiosa e protezione vaccino in attenuazione

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Se il Covid continua a contagiare decine di migliaia di italiani al giorno, come si fa a togliere l’obbligo della mascherina in ambienti chiusi? E perché nella scuola le restrizioni non sono state confermate per i due mesi di lezione rimanenti? A chiederlo, polemicamente, è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

Interpellato dall’Ansa sulle novità introdotte dal Consiglio dei ministri, oltre che sulle posizioni orientate a ridurre le limitazioni anti-Covid dei virologi e del Comitato tecnico scientifico, Cartabellotta non risparmia critiche.

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Variante Omicron contagiosissima

“Sino a quando la circolazione del virus rimarrà così elevata, ritengo personalmente una follia abolire l’obbligo di mascherina al chiuso per due ragioni: innanzitutto, per l’elevatissima contagiosità della variante Omicron, e ancor più di Omicron 2; in secondo luogo, perché la protezione del vaccino nei confronti del contagio è limitata (circa 60%) e declina rapidamente”, dice il presidente Gimbe.

Invece, aggiunge, la cancellazione di molte restrizioni “è stata annunciata in una fase di massima tranquillità e pianificata durante la fase di iniziale di risalita della curva epidemiologica, con tutte le incertezze sull’entità della ripresa della circolazione virale e, soprattutto, del suo impatto sugli ospedali”.

La decisione sulle mascherine obbligatorie in classe, comunque, non sembra già presa: lo stesso ministro Patrizio Bianchi, nei giorni scorsi ha fatto intendere che è ancora tutto da decidere.

Perché allentare le restrizioni a scuola?

Cartabellotta ha forti perplessità anche su quello che si è deciso per la scuola, dove dal 1° aprile gli unici studenti a rimanere in DaD saranno i positivi.

“L’abolizione delle quarantene da contatto – sostiene il numero uno di Gimbe – inevitabilmente rappresenterà un volano all’aumento dei casi”.

Sarebbe bastato, sostiene, confermare le attuali regoli per altri due mesi. “Con l’attuale livello di circolazione virale, insieme alla bassa copertura vaccinale della fascia 5-11, si poteva aspettare la fine dell’anno scolastico senza cambiare le regole, anche per verificare l’impatto delle misure vigenti su un arco temporale adeguato”.

Sì all’uscita dal Green pass obbligatorio

Invece, Cartabellotta giudica “ragionevole la graduale uscita dal Green Pass, che ha ormai esaurito il compito primario di spinta alle vaccinazioni”.

Sulla quarta dose per tutti, ribadisce Nino Cartabellotta “al momento non ci sono evidenze disponibili per raccomandarne, o meno l’utilizzo” da praticare come obbligatorio su larga scala.

Il futuro? Tante variabili da considerare

E sugli scenari futuri, infine, “difficile al momento – afferma Cartabellotta – tracciare gli scenari per l’autunno, perché ci sono troppe variabili che condizioneranno la circolazione del virus e l’impatto sugli ospedali: dall’aumentata circolazione virale nella stagione fredda all’emergenza di nuove varianti; dal declino della protezione vaccinale, in particolare nei confronti della malattia grave, ai comportamenti individuali che, indipendentemente dagli obblighi, influenzano in maniera rilevante la diffusione del virus”.

Preparare ora il ritorno in classe a settembre

Parlando del futuro prossimo, Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, pensa che per evitare recrudescenze del Covid, bisogna muoversi adesso.

“Pensare di riaprire a settembre nelle stesse condizioni di oggi – dice il sindacalista – sarebbe da veri irresponsabili. Se vogliamo ripartire con le lezioni in presenza e in sicurezza, oltre che migliorare la qualità della didattica, le nostre scuole hanno estremo bisogno di classi aggiuntive, dove collocare la metà degli attuali studenti, e per fare questo occorrono più spazi e dipendenti. Inoltre, tutti gli edifici scolastici dovranno essere forniti di sistemi automatici areazione e piani energetici adeguati. Abbiamo solo cinque mesi di tempo per farlo, anche con i fondi del Pnrr“.

“Non c’è tempo da perdere – conclude il leader dell’Anief – perché 160 giorni sono davvero pochi”.

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