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A proposito degli studi musicali

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Non sono per nulla d’accordo con il testo di una recente missiva recentemente da Voi pubblicata e relativa ai problemi degli studi musicali in Italia. Difatti, “la musica contemporanea” non è SOLO “popular”: bisogna parlare di “musiche”, al plurale.

Non è con la restaurazione e la logica dei bei tempi andati, che poi tanto belli non furono, che miglioreremo quanto tutti noi abbiamo contribuito a creare, con la verticalizzazione dei percorsi, che è, non dimentichiamolo, operazione rivolta contemporaneamente, come recitano le norme, sia all’alfabetizzazione che alla “valorizzazione delle eccellenze”, dove l’alfabetizzazione svolge un ruolo, fosse pure soltanto logico, di equità.

Il sistema migliorerà, ahimè, solo quando il primo segmento, che arriva al liceo, non troverà ostacoli nel secondo, che è quello cosiddetto universitario, e rispettivamente quello delle scuole ‘medie’ in quello dei licei.

Come? Ci sono parecchi modi, che riguardano anche la progressione di carriera e la qualità del personale, ma concernono soprattutto lo SVECCHIAMENTO di una mentalità che purtroppo in Italia ostinatamente permane: è la mentalità dei compartimenti stagni, tanto nell’estetica musicale (cosa sia legittimo e dignitoso studiare, che per le norme che costruirono i percorsi è tutto ciò che in arte ha senso, quindi molte cose anche differenziate), e soprattutto la mentalità davvero ‘a compartimento stagno’ che trova spesso occupati noi musicisti in guerre tra lobby, rivolte solo a questo o quel segmento. Vale a dire rendendoci incapaci di realizzare il sogno di musiche (al plurale) PER TUTTI, che fu già di un grande musicista Fluxus: Giuseppe Chiari.

Girolamo De Simone