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A scuola come sul ring: “se bocci mio figlio ti faccio vedere io” e giù botte. Bussetti: ora reagiamo

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Se bocci mio figlio ti faccio vedere io“. L’arroganza di certi genitori, figli di una società sempre più isterica e senza valori, è tutta in questa frase: l’ha pronunciata, a Roma, nel quartiere Prenestino, il padre di un ragazzo rivolgendosi al preside dell’Itis Di Vittorio-Lattanzio.

Poco importa sapere se quell’uomo si era recato a scuola spontaneamente con la moglie, entrambi attorno ai 45 anni, o se avevano raggiunto la scuola perché convocati dal coordinatore di classe o dalla segreteria didattica. Quello che interessa è che hanno trasformato un colloquio tra adulti, con un dirigente e degli insegnanti, in un crimine. Del quale ora dovranno rispondere dinanzi ad un giudice.

Come “osa” respingere mio figlio?

Perché quel signore, il padre dell’alunno non ammesso alla classe successiva, si è rivolto al dirigente scolastico come se fosse un avversario da battere sul ring. Anzi, da abbattere. Il motivo? Semplicemente avere “osato” non ammettere il figlio all’anno successivo. Come se il Consiglio di Classe di fronte ad una sequela di insufficienze potesse d’incanto decidere comunque di chiudere un occhio. Aggirando, in tal modo, il regolamento d’istituto, le norme di meritocrazia e il buon senso.

In mezzo alla notizia

Il dirigente, a quanto sembra, è stato difeso da un giovane assistente tecnico, appena 23enne, alla prima sua supplenza: così, è su di lui che si è scagliato il genitore, mandandolo ko e all’ospedale, con un trauma cranico e alla schiena e un principio di soffocamento. Il referto ospedaliero parla di “trauma cranico rachide cervicale e segni di tentato soffocamento”, con otto giorni di prognosi.

Gli ultimi casi

Il caso, purtroppo, non è isolato. Le cronache, solo per rimanere alle ultime ore, raccontano di fatti simili accaduti a Treviso (dove un genitore di un alunno bocciato alla scuola media voleva farsi “giustizia” da solo e solo l’intervento dei carabinieri ha evitato che degenerasse la situazione), a Giovinazzo, in provincia di Bari (dove una maestra di un istituto comprensivo è stata aggredita con insulti e spintoni dalla mamma di un alunno davanti ai giovani alunni, dopo che per lungo tempo le aggressioni si erano sviluppate via facebook). Solo qualche giorno fa, aveva fatto il giro d’Italia la notizia di una docente d’inglese sessantenne, in servizio in un paese in provincia di Padova, Caselle di Selvazzano, finita all’ospedale perché colpita dalla madre di una sua alunna a cui aveva messo 4.

Senza contare che vi sono diversi casi che non giungono ai mass media. Qualche giorno fa, il giornalista Massimo Gramellini aveva scritto: “Ai genitori maneschi interessa il voto, mica il livello di preparazione. Non se la prendono con i maestri scarsi, ma con quelli severi. Di questo passo per insegnare nelle scuole italiane servirà una laurea in arti marziali”. Quella che a molti sembrava una provocazione, si è rivelata un’amara ammissione.

Il Ministro: occorre ricreare un clima di serenità

Il ministro dell’Istruzione, nella serata del 14 giugno, ha rilasciato delle dichiarazioni: “Le aggressioni nei confronti dei docenti, del personale della scuola tutto, sono atti da condannare sempre duramente. Non posso che essere vicino a chi le riceve. Credo sia un’esperienza devastante. Per chi la subisce e per chi assiste a questi atti che avvengono all’interno di un luogo che è di formazione ed educazione”.

“Davanti a tutto questo, vogliamo reagire e lavorare per ricreare un clima di serenità, per mettere la scuola in condizione di concentrarsi maggiormente sulla gestione del rapporto con le famiglie, di adottare metodi di recupero. E possiamo farlo solo migliorando l’educazione civica (qualche giorno fa il vicepremier Matteo Salvini aveva auspicato di fare lezione ai genitori ndr) e restituendo tempo e spazio al mondo della scuola affinché possa perseguire il suo obiettivo principale: il successo formativo”.

Anp annuncia corsi di sopravvivenza professionali

Sul caso interviene anche l’Anp, che attraverso Mario Rusconi, presidente Anp Lazio, “ripropone la necessità di interventi sempre più decisi da parte delle autorità giudiziarie che sanzionino questi comportamenti violenti e intollerabili in una società civile”.

“Grave non è solamente l’aggressività che si scatena contro il personale della scuola, ma anche il pessimo esempio che alcuni genitori irresponsabili offrono ai loro figli smentendo il messaggio educativo che la scuola ogni giorno si sforza di proporre con impegno e fatica”.

“A questo proposito l’Anp-Lazio darà da settembre, con l’avvio del nuovo anno scolastico, ampio risalto ai corsi di sopravvivenza professionali che si stanno organizzando con il contributo fattivo della Polizia Postale, del Policlinico Gemelli, dell’Università Cattolica e di esperti del mondo della formazione, della comunicazione e della tecnologia”.

Per Rusconi, infine, “gli attacchi ormai sempre più frequenti a presidi e insegnanti impongono una seria riflessione collettiva e non soltanto del mondo della scuola, sulla solitudine in cui sempre più spesso viene lasciato chi opera nella scuola che rimane un presidio educativo con l’obbligo di formare e istruire”.