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29.12.2025

A scuola un’ora di agricoltura a settimana: Assoenologi lo chiede dalla primaria, il consumo di vino sta calando. Siamo sicuri che sia didatticamente corretto?

Un’ora a settimana a scuola di educazione stradale, di rispetto dell’altro, di storia delle religioni, di corretta alimentazione e di chi più ne ha ne metta. Sono tutte proposte sicuramente rispettabili e motivate, ma in questo modo le ore passate a scuola dagli studenti passerebbero da cinque-sei a otto-nove al giorno. E per lo Stato la spesa per i docenti sarebbe destinata a lievitare ancora. Inoltre, viene da chiedersi: a livello didattico quale impatto avrebbero? È di queste ultime ore la richiesta di introdurre anche l’ora di agricoltura: il 29 dicembre, a rivendicarla a gran voce, “fin dalle scuole elementari come materia di studio stabile”, è stata Assoenologi; il presidente nazionale, Riccardo Cotarella, ha annunciato che l’associazione avanzerà la proposta “in modo formale e ufficiale al ministero dell’Istruzione e al ministero dell’Agricoltura”.

“Vogliamo che l’agricoltura torni a essere parte del percorso educativo dei più piccoli – ha detto Cotarella all’Ansa – perché i ragazzi di oggi spesso non conoscono la terra, i suoi frutti, la sua storia, il valore culturale e sociale che rappresenta”.    

Secondo il presidente di Assoenologi, l’iniziativa rientra in una strategia più ampia di rilancio della cultura del vino e dell’agricoltura, anche alla luce delle ombre che hanno segnato il 2025 per il settore, in particolare sul fronte dei consumi: “Il consumo di vino sta calando e su questo dobbiamo intervenire con decisione“, ha spiegato il presidente.

Tra le azioni in programma, l’enologo orvietano di fama internazionale ha annunciato un evento a Firenze, rivolto ai giovani che hanno compiuto la maggiore età, con il coinvolgimento di scienziati della salute, esperti di marketing e un confronto istituzionale con i ministeri competenti: “Serve educazione, consapevolezza, conoscenza, non solo promozione”, ha concluso Cotarella.

Viene solo da chiedersi il motivo per cui la scuola sembra essere ormai diventato il luogo per eccellenza a cui fare riferimento per rilanciare valori, regole, prodotti e mille altre esigenze.

Ma prima di inviare appelli pubblici, non sarebbe il caso di verificare la disponibilità effettiva degli istituti scolastici di accoglierli?

Perché non si considerano, visto che l’ambiente è quello scolastico, anche l’impatto didattico e la fattibilità in chiave pedagogica di questo genere di proposte?

Siamo sicuri che sia prioritario spiegare tutte le settimane dell’anno scolastico a dei bambini di sei-sette anni perchè da grandi sarà importante che bevano vino di qualità?

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