Secondo quanto prevede il “Decreto Scuola e Sport (Decreto legge 71/2024), quasi mille insegnanti dovrebbero essere nominati, a partire da settembre, per affiancare gli alunni stranieri, che non sono in possesso delle competenze linguistiche di base, nell’apprendimento dell’Italiano.
La ripartizione stabilita, per nominare questi insegnanti specializzati in “Lingua italiana per discenti di lingua straniera” (classe di concorso A-23), sarebbe così distribuita: 937 in tutto, di cui 751 destinati al primo ciclo e 186 al secondo ciclo.
Destinatarie dell’assegnazione saranno il 20% del totale delle classi in cui gli alunni stranieri con competenze linguistiche inferiori al livello A2, mentre la distribuzione è determinata dall’incidenza stessa degli alunni con cittadinanza non italiana: in testa la Lombardia (oltre il 25% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna (12,5%), Veneto (10.5%) e Lazio (9,1%). Il maggior numero di insegnanti di italiano per stranieri sarà destinato alla Lombardia (182), al Lazio (99), alla Toscana (82), all’Emilia-Romagna (70) e al Veneto (65).
Considerato che questi insegnanti si trovavano soprattutto nei Centri provinciali per l’Istruzione degli adulti (Cpia), sembra siamo di fronte a una svolta importante nella nomina di docenti di italiano specializzati per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri che vengono inseriti, in modo strutturato, all’interno delle scuole statali. Ora, per la prima volta, quasi 1.000 insegnanti saranno presenti all’interno delle scuole statali del primo e del secondo ciclo, con soddisfazione del ministro Valditara.
Rimarrebbero, come sottolinea Vita.it, delle criticità, una delle quali, che riguarda i numeri, sarebbe stata sanata: “Sulla base della prima stesura, gli insegnanti A 23 dovevano essere riservati alle classi che avessero oltre il 20% degli alunni stranieri neo-arrivati. Questo avrebbe ridotto moltissimo il numero nelle scuole, per cui abbiamo chiesto e ottenuto che il decreto fosse corretto, includendo anche chi, pur presente in Italia da più tempo, abbia competenze linguistiche in italiano ancora molto basse, cioè inferiori al livello A2”.