Home Attualità Abilitazione in Romania, stop alle discriminazioni: si trovi una soluzione

Abilitazione in Romania, stop alle discriminazioni: si trovi una soluzione

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Proseguono a ripetizione le richieste in merito all’iniziativa “Dillo al Ministro“. Il nostro documento sintetico fatto pervenire al Ministro non poteva certo contenere ogni problematica o proposta di miglioramento della scuola italiana.

Ma un’altra questione da evidenziare, di cui questa testata si è occupata in precedenza, è quella dell’abilitazione in Romania. Ecco alcune riflessioni giunte in redazione a tal proposito. Ne riportiamo di seguito tre:

1) “- nel 2016, nella convinzione (giusta!) che non ci sarebbe mai stato alcun TFA o altra
modalità di abilitazione -contrariamente a quanto i vari ministri dell’epoca si affannavano
invece continuamente a dichiarare- mia figlia decise di sottoporsi alla fatica ed ai pericoli
di un percorso all’estero (ROMANIA) per acquisire l’unico titolo che consentiva una
qualche possibilità di insegnamento e di eventuale inserimento nei ruoli della scuola.
N.B. La scelta fu consapevolmente fatta sulla base che, a suo tempo, sempre il Miur
aveva pubblicizzato e manifestato ostracismo per i percorsi abilitanti in terra di Spagna.

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– nel 2017 mia figlia ha regolarmente espletato e completato il percorso di abilitazione per
entrambi i livelli dell’istruzione secondaria. Successivamente e ad esito del suddetto iter
ha presentato domanda di riconoscimento al Miur.

– nel 2018, poiché consentito dal regolamento del bando di concorso, ha partecipato alle
selezioni, le ha superate ed è stata inserita nelle graduatorie successivamente emanate.

– nel 2019, prima con circolare chiaramente surrettizia, poi con comunicazione individuale, mia figlia è stata esclusa dalla graduatoria, immediatamente alla vigilia dello scorrimento della stessa.

N.B. Beffa delle beffe, dopo i tanti dinieghi degli anni precedenti, gli abilitati in Spagna
sono stati regolarmente immessi in ruolo! Mi sembra assurdo che, con una tale penuria di docenti, tutti siano candidabili tranne giovani che hanno investito tempo e soldi ed hanno l’unica colpa di avere titoli rumeni. Infatti è proprio la parola Romania a dare fastidio a tanti che invece, per un ordine di importanza costruito non si capisce su quale base, considerano questa nazione di serie B.
Nel momento in cui Le scrivo, mia figlia e tutti gli altri, sono in penosa attesa di sentenze dal TAR LAZIO per avere un minimo di giustizia”.

2) “In Italia non essendoci un canale per conseguire l’abilitazione sulla materia da tantissimi anni, nel 2016 ho intrapreso il percorso abilitante in Romania ad un costo economicamente alto e sacrificante per i miei familiari, soprattutto per le mie figlie che, piccole, hanno dovuto separarsi dalla loro mamma. Ho dovuto fare delle trasferte in Romania e come me centinaia e migliaia di insegnanti che da anni sono in terza fascia in tante regioni d’Italia. Vi dico in breve che ad oggi siamo in migliaia, siamo persone che hanno tanta esperienza in tanti campi, lavoriamo da anni e siamo preparati a 360° ad affrontare qualsiasi professione. Lo scorso anno abbiamo avuto la possibilità (non è il mio caso) di poter partecipare ad un concorso straordinario superando la prova con voti brillanti e poi per via del titolo rumeno siamo stati depennati dalla graduatoria. Da allora stiamo pagando ricorsi e ricorsi e onestamente gli avvocati giocano pure sulla nostra pelle. Il nostro iter abilitante è perfettamente regolare ed è stato analizzato in modo dettagliato da molti avvocati e agenzie e il problema sorge in una dicitura che il Miur Rumeno e il Miur Italiano non trovano concorde”.

 

3) “Ad oggi siamo migliaia. Siamo professionalmente preparati e lavoriamo da anni, quasi decenni. Ci è stata data la possibilità (o l’illusione) di partecipare allo scorso concorso, superato con punteggi brillanti, e ci siamo visti poi sfilare tutti gli altri colleghi avanti nel momento di firmare l’anno di prova, perché la nostra abilitazione serviva sì a fare il concorso ma solo quello, a mettere via un titolo (inutile). Da allora paghiamo ricorsi fattivamente obbligatori, perché mollare significherebbe dare via tutto, come in un sistema di strozzinaggio di stato: se mollo, perdo più di 20mila euro investiti finora, devo continuare ad impugnare ogni nota, ogni decreto, ogni pensiero del MIUR. Io continuo regolarmente a lavorare ogni anno, dando seguito anche a quella continuità di cui la mia scuola si fa vanto, quindi porto le prime in terza con massima soddisfazione di dirigenti e genitori. Ora le chiedo: è possibile che questo documento non passi? Che sia ancora fermo lì? Che un cavillo burocratico come la dicitura di conformità debba fermare un esercito di colleghi che, ad ogni modo, sono e restano nella scuola, con o senza questo documento? È possibile che, con le cattedre vuote nella mia provincia, io resti in terza fascia ad aspettare le convocazioni quando avrei potuto già fare l’anno di prova ed interrompere questa catena dell’eterno precariato? L’iter abilitante è perfettamente regolare, è stato analizzato da fior di avvocati negli anni. Il problema sorge in una dicitura che MIUR rumeno e MIUR italiano non trovano concorde. Un cavillo. Un dettaglio. Un gioco di burocrati […] E’ possibile farmi (e farci) lavorare in modo regolare?

Non chiedo sconti, non regali. Vorrei (e vorremmo) solo regolarizzare la nostra posizione, vedere riconosciuto il nostro titolo, vivere la fine del precariato. E poi, forse, comprare una casa, fare una famiglia, festeggiare un contratto di lavoro. Magari prima dei 50 anni.”

 

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