«Essere una donna in Afghanistan in questo momento è essere considerati più o meno come un animale domestico o addirittura meno perché le capre, che sono l’animale più diffuso nel paese, hanno sicuramente un valore economico maggiore».
Sono queste le parole durissime pronunciate da Giulia Folci, ostetrica di EMERGENCY, durante la puntata del 23 ottobre di Educazione Civica in diretta, il progetto della Tecnica della Scuola che permette a migliaia di studenti e studentesse di confrontarsi con esperti e testimoni sui grandi temi della cittadinanza.
La puntata, dedicata alla guerra, alla pace e alle conseguenze dei conflitti sulle popolazioni civili, ha visto la partecipazione di operatori di EMERGENCY collegati direttamente da Gaza e impegnati anche in Sudan, insieme alle classi collegate da tutta Italia.
Folci, intervenuta in diretta da Gaza, dove attualmente lavora in una clinica di EMERGENCY, ha raccontato anche la sua precedente esperienza di un anno in Afghanistan, presso la maternità gestita dall’organizzazione umanitaria.
«Lo dico in modo così brutale perché purtroppo è la verità», ha precisato Folci dopo il paragone con le capre.
La condizione delle donne afghane, dopo il ritorno al potere dei talebani, è caratterizzata da limitazioni gravissime dei diritti fondamentali.
«Le ragazzine non possono andare a scuola oltre i 12 anni. Vedevamo le prime bambine incinta intorno ai 14-15 anni».
Giulia precisa che si tratta di età stimate, perché spesso non era possibile accertare con precisione l’età anagrafica delle giovani pazienti.
Una testimonianza che racconta una realtà nella quale alla negazione del diritto all’istruzione si accompagna una maternità estremamente precoce.
Ma c’è un altro elemento sul quale Folci insiste: la dipendenza economica delle donne dagli uomini. «Le donne non possono lavorare, le donne non possono avere un’indipendenza economica, che è quello che rende un essere umano libero di prendere le proprie decisioni, di staccarsi da un marito violento, di staccarsi da una famiglia violenta».
Il destino di una donna dipende così dalle condizioni familiari. Se cresce in una famiglia aperta può sperare in una vita relativamente serena, anche se confinata nell’ambiente domestico. Se invece vive in una famiglia violenta, le possibilità di sottrarsi a quella condizione sono estremamente limitate.
Come spiega Folci, «se hai la sfortuna di capitare in un clima violento, purtroppo, non ne uscirai mai». Parole che restituiscono la drammaticità di una condizione spesso dimenticata nel dibattito internazionale.
È anche per conoscere queste realtà che Educazione Civica in diretta porta nelle scuole le testimonianze di chi opera quotidianamente nei territori segnati dalle guerre e dalle violazioni dei diritti umani. Perché parlare di pace e cittadinanza significa anche conoscere la condizione concreta di chi si vede negati diritti fondamentali come l’istruzione, il lavoro e la libertà personale.