Scrivo in qualità di docente precario attualmente inserito nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze, per esprimere alcune riflessioni relative all’ipotesi — emersa in sede di informativa ministeriale — di anticipare l’aggiornamento delle GPS 2026/27 e 2027/28 ai mesi di gennaio o febbraio 2026, in luogo delle tradizionali finestre di maggio-giugno. Comprendo e condivido le motivazioni di fondo che sembrano orientare questa scelta: una calendarizzazione più distesa consentirebbe infatti un controllo più accurato dei titoli di accesso da parte degli Uffici Scolastici, ridurrebbe il rischio di nomine errate e garantirebbe, almeno in parte, una maggiore trasparenza nella fase delle assegnazioni di settembre.
Peraltro, l’esperienza degli ultimi anni ha mostrato come verifiche tardive abbiano spesso generato revoche di incarico, contenziosi e disagi non solo per gli aspiranti, ma anche per le istituzioni scolastiche già in pieno svolgimento delle attività didattiche. Tuttavia, qualora l’ipotesi dell’anticipo dovesse concretizzarsi senza adeguati correttivi, emergerebbero alcune criticità rilevanti, che ritengo doveroso segnalare. In primo luogo, la presentazione delle domande nei mesi di gennaio o febbraio rischierebbe di penalizzare una parte significativa dei docenti che stanno maturando titoli, servizi e certificazioni proprio durante l’anno scolastico 2025/26.
Com’è noto, ai fini del riconoscimento dei 12 punti per l’annualità di servizio sono necessari almeno 166 giorni: di conseguenza, soltanto chi ha ottenuto un incarico tempestivo al 1° settembre potrebbe riuscire a far valere l’intero punteggio entro metà febbraio.
Tutti gli altri — cioè la maggioranza — vedrebbero di fatto “monetizzato” solo un servizio parziale, con una disparità evidente rispetto ai precedenti aggiornamenti. Inoltre, la riduzione della finestra di presentazione delle domande ai soli venti giorni utili appare insufficiente rispetto alla complessità della procedura, al numero di aspiranti coinvolti e alle numerose novità contenute nelle nuove tabelle titoli.
Una tempistica tanto contratta rischierebbe di tradursi in errori materiali, difficoltà di accesso ai servizi di consulenza, sovraccarico delle segreterie scolastiche e inevitabili ricorsi. Non da ultimo, anticipare la chiusura della procedura senza prevedere meccanismi di salvaguardia per i servizi non ancora maturati potrebbe alimentare tensioni e generare, paradossalmente, un aumento del contenzioso anziché una sua riduzione. Per questi motivi ritengo che, pur comprendendo gli obiettivi dichiarati dal Ministero, occorra trovare un equilibrio che tuteli anche il percorso professionale degli aspiranti docenti.
Una possibile soluzione potrebbe consistere nel garantire comunque il riconoscimento dei titoli e dei servizi prestati fino al 30 giugno 2026, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda, oppure nell’estendere la finestra temporale per l’inserimento delle istanze, accompagnandola con un’adeguata campagna informativa. Confido che tali osservazioni possano contribuire a un confronto costruttivo e a una decisione finale che sia realmente equa e sostenibile per tutti gli attori coinvolti.
Francesco Aloisi (Comitato Nazionale “La scuola che respira”)