Home I lettori ci scrivono Ai meritevoli niente stipendio, altro che valorizzazione delle risorse!

Ai meritevoli niente stipendio, altro che valorizzazione delle risorse!

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  • Credion

Ho famiglia, un duro lavoro da insegnante precaria, una abilitazione all’insegnamento conseguita con il duro percorso del Tfa e mi trovo nell’assurda situazione in cui da 2 mesi non percepisco stipendio per presunti problemi amministrativi dello Stato.

Come faccio a pagare le tasse di uno Stato che le pretende sempre e comunque, come pago l’affitto, l’assicurazione dell’auto che mi serve per recarmi sul posto di lavoro, il cibo e i vestiti per i miei figli?

Icotea

Sono una docente di serie B, una precaria, che lo Stato non vuole proprio assumere a tempo indeterminato perché troppo giovane per partecipare al “concorso docenti del 2012”, quello tanto pubblicizzato dal ministro Profumo, che nel Paese dove il corpo docenti è il più anziano, vietava la partecipazione al concorso a cattedra proprio ai docenti più giovani.
Oggi leggo che un dirigente del Miur (quelli che prendono ogni mese stipendi da capogiro e firmano i decreti tipo quelli che mi stanno rovinando la vita) ha comunicato che i docenti che stanno svolgendo il Pas (percorso per l’abilitazione all’insegnamento che non prevede selezione in ingresso e riservato a docenti con 3 anni di servizio) saranno inseriti in graduatoria di II fascia con una riserva che si scioglierà non appena conseguiranno il titolo. Praticamente io che ho conseguito un’abilitazione con 3 prove altamente selettive in ingresso, chiamata Tfa e non mi è finora stato concesso l’inserimento in alcuna graduatoria, sarò presto scavalcata da coloro che hanno fatto un corso senza nessuna selezione in ingresso e quindi sarò presto disoccupata.
Alla faccia della valorizzazione del merito: se sei brava, oggi non ti pago e domani ti butto fuori!

E poi dicono in tv che bisogna premiare docenti giovani e meritevoli, i giornalisti dovrebbero dare voce al dolore del popolo che grida verità vergognose come la mia e non servire sempre il potente di turno.