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Alberto Manzi, un maestro nell’Italia che voleva crescere

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In Emilia Romagna l’anno riapre con una mostra dedicata alla vita, alle opere e all’impegno per una scuola di massa del maestro Alberto Manzi: l’obiettivo è stimolare la curiosità dei giovani.

L’iniziativa, inaugurata l’8 settembre e intitolata ‘Alberto Manzi, un maestro nell’Italia che voleva crescere’, viene ospitata negli spazi dell’assemblea legislativa della Regione. “Ci siamo posti, e continueremo a farlo, come l’assemblea dei diritti – ha detto la presidente Simonetta Saliera al taglio del nastro, con accanto i vicepresidenti Ottavia Soncini e Fabio Rainieri – ma lo stesso Manzi ci domanderebbe come intendiamo rendere concreto questo obiettivo. Ebbene, vogliamo saper cogliere le attese che vengono dal mondo della scuola e iniettare in essa opportunità, per stimolare in particolare la curiosità dei ragazzi, con incontri, attività laboratoriali, progetti”.

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Assemblea legislativa, dove si trova anche il Centro Alberto Manzi, cura l’importante documentazione che i familiari del maestro (anche televisivo) hanno lasciato all’Università di Bologna e affidata all’Assemblea legislativa in seguito a una convenzione con l’Alma Mater.

La mostra si compone di venti pannelli, ma anche di documenti originali, quaderni e volumi, viene ripercorsa la vita di Manzi, che nel 1946 iniziò a lavorare nella scuola del carcere ‘A. Gabelli’ di Roma, che ogni estate dal ’54 al ’77 si recava in Sud America per tenere corsi di scolarizzazione agli indigeni e che dagli anni Cinquanta, con la trasmissione della Rai ‘Non è mai troppo tardi’, insegnò a leggere e scrivere a un’intera generazione di italiani.

 

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