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Alfabetizzazione in didattica digitale

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Com’è noto, i livelli di conoscenza  e di competenza della tematica riguardante “La Scuola digitale” sono, da un recente sondaggio  effettuato nell’ambito di molte scuole siciliane,  non soddisfacenti, certamente carenti nei confronti di Docenti e di Dirigenti, con esclusione del personale coinvolto nella sperimentazione delle classi 2.0.

Dalla documentazione prodotta dalle cosiddette classi 2.0 emergono luci ed ombre. Aspetti positivi: impegno, condivisione, coinvolgimento, sperimentazione di nuove metodologie didattiche e di innovativi percorsi di insegnamento/apprendimento con l’utilizzazione di tecnologie digitali.

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Aspetti non positivi: mancato coinvolgimento delle altre classi e scuole, escluse dalla sperimentazione.

Il cosiddetto “contagio” non si è verificato e la situazione resta stagnante, problematica e deficitaria, sotto ogni aspetto. 

La maggior parte delle  scuole si trova in una posizione  di svantaggio. Uno svantaggio che trae la sua origine essenzialmente dalla mancanza di informazione non facilmente accessibile. Non tutti i Docenti hanno la possibilità di navigare per lungo tempo in Internet per reperire i contenuti di conoscenza riguardanti  “La scuola digitale”. Tale svantaggio può essere superato con la predisposizione di una guida articolata, che ponesse a fuoco con estrema semplicità, le condizioni necessarie a realizzare a diffonder senza grossi impegni di spesa,   il cambiamento e l’innovazione profonda della scuola di oggi, che la sperimentazione della Scuola digitale prefigura.

Bisogna trovare quindi una modalità di intervento che consenta di superare le difficoltà evidenziate e che permetta soprattutto di diffondere la conoscenza delle innovative procedure della Scuola digitale; attraverso la predisposizione all’interno del Collegio dei docenti di gruppi di lavoro finalizzati alla piena conoscenza degli obiettivi metodologici, didattici, valutativi della scuola digitale, attualmente sconosciuti dalla maggior parte degli insegnanti. Perseguire la diffusione delle conoscenze basilari della scuola digitale costituisce, l’obiettivo principale che si intende raggiungere, attraverso la pubblicazione periodica di argomenti specifici di didattica digitale.

Cominceremo appunto col dire che la didattica digitale è la didattica che si avvale delle tecnologie. Le tecnologie da sole non fanno niente, la tecnologia permette semplicemente di fare una didattica migliore, ci permette di fare cose che se non avessimo la tecnologia non potremmo fare, quindi la tecnologia è uno strumento, punto, non ha nessuna altra funzione Utilizzare le tecnologie a scuola ha però il merito di favorire l’apprendimento di un nuovo tipo di competenza che aiuterà i ragazzi a vivere nella società dell’informazione e ad essere “cittadini digitali”. “Nel mondo del lavoro di oggi si richiede che le persone siano autonome, che sappiano risolvere i problemi, che lavorino in team, che sappiano andare su Internet, che siano globalizzati, poi è l’azienda che provvede a formarli sulle compente specifiche di cui ha bisogno. Chiedono una ‘nuova forma’ di giovane, che nella vecchia maniera di fare scuola non viene fuori perché il giovane è passivo di fronte alla lezione del docente. Quindi adesso bisogna preparare i nostri ragazzi a un mondo del lavoro diverso dove occorre  insegnare a saper progettare, a lavorare in gruppo, a condividere del materiale, a collaborare, a interagire nella rete, ad essere un cittadino digitale ‘responsabile’. Bisogna  insegnare loro a muoversi nel digitale, il copyright, le leggi,  come si fa a selezionare i siti, come si selezionano le risorse digitali e così via”.

Sappiamo che  utilizzare le nuove tecnologie in classe come strumenti didattici tradizionali non funziona  L’insegnante insegna meglio se è disposto ad apprendere insieme al proprio studente, egli  è chiamato a progettare sempre di più e a programmare sempre di meno. a utilizzare tutta la propria intelligenza professionale per fidarsi di quello che accade durante il processo di apprendimento, senza poterlo programmare a scatola chiusa prima.

Bisogna rilevare che gli studenti oggi apprendono in modo diverso e questo fatto implica un insegnamento diverso. Questa diversità è legata alle nuove tecnologie  che hanno portato, ad una socializzazione della conoscenza legata a processi di interconnessione inediti e alla messa in pratica di potenzialità umane che si sono dischiuse piuttosto recentemente. Questo significa soprattutto che l’uomo, attraverso l’uso intelligente delle potenzialità delle nuove tecnologie, sta di fatto espandendo le proprie possibilità di conoscenza, collaborazione, progettazione, e che quest’esperienza viene vissuta proprio a scuola. Oggi l’insegnante insegna meglio se è disposto ad apprendere insieme al proprio studente. La competenza digitale dello studente è garanzia della forma adeguata di trasmissione e costruzione del contenuto. Le nuove tecnologie chiedono di interrogarsi in maniera più concreta e profonda rispetto a prima su questioni fortemente educative, come per esempio ciò che significa oggi formare un alunno competente.

FORMARE UN ALUNNO COMPETENTE

Non basta più dire che si tratta di un alunno che sa, che sa fare e che sa essere. Oggi,  nell’esperienza didattica, l’ alunno si deve misurare con la propria capacità di coniugare interesse personale e metodo, entusiasmo e perseveranza nel raggiungere un obiettivo, creatività e senso di responsabilità.

La professoressa Bardi sostiene che, dopo aver cominciato la sperimentazione con gli i-Pad, il suo modo di fare scuola sia inevitabilmente cambiato e si sia maggiormente avvicinato a quella che viene definita “didattica per competenze”: “La didattica per competenze, in base alla legislazione europea e italiana, è la didattica in cui la valutazione di un alunno non si basa semplicemente sulle sue conoscenze, ma si considera anche se il ragazzo ha trasformato le sue abilità in competenze in contesti dati. È un modo completamente nuovo di fare valutazione, di fare scuola, perché finisce la lezione frontale e bisogna invece fare laboratori, lavorare in modo collaborativo, co-creare documenti: si trasforma completamente la didattica per permettere agli studenti un domani di potersi integrare in Europa e di avere una certificazione che sia valida anche in Europa”.

L’introduzione delle tecnologie nella scuola deve avere come scopo principale quello di innovare la didattica, altrimenti la presenza degli strumenti non solo sarà superflua, ma anche controproducente. Per non intendere la tecnologia come un lettore di libri elettronici o come uno strumento soltanto per prendere appunti, bisogna cambiare la didattica, altrimenti diventa un boomerang terribile, cosa che è avvenuta in alcuni casi. Ci sono scuole che hanno introdotto i tablet e poi li hanno messi nel cassetto dicendo che distraevano e basta, ma in realtà distraggono se gli insegnati non fanno lavorare seriamente i ragazzi”

.Bisogna altresì osservare che la didattica digitale sollecita il superamento del concetto tradizionale di classe

LO SPAZIO INSEGNA

Il nuovo concetto di apprendimento  pone   lo studente come  protagonista della costruzione della propria conoscenza per formare un alunno competente che abbia cioè la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale. Ciò sarà possibile in un ambiente di apprendimento o in un setting di apprendimento e in una  organizzazione didattica che  fa riferimento al fatto che le vecchie aule della classe vanno trasformate Non esiste  lo spazio classico dell’aula abbinata alla classe, ma solo l’aula per disciplina, dove il docente prepara il lavoro, il setting, i materiali. 

  Grazie alla completa informatizzazione della scuola e alla digitalizzazione della didattica sarà possibile “ribaltare le classi” per trasferire la responsabilità dell’apprendimento dal docente agli studenti L’attuale evoluzione dello scenario della sperimentazione configura in sostanza una prima ipotesi concreta sul concetto di scuola senza pareti che si lega al concetto di “scuola trasparente”, che sembrerebbe riproporre il tema della scuola senza pareti, ma attualizzandolo, e che esprime bene l’idea che grazie alle tecnologie e ad altre forme di innovazione la scuola possa uscire dalla sua tradizionale immagine “opaca”, per aprirsi a nuovi orizzonti.

A questo punto è necessario  identificare alcuni “punti fermi” su cui le riflessioni sulle tecnologie educative sembrano convergere. Si tratta di almeno 5 passaggi essenziali

PUNTI FERMI SULLE TECNOLOGIE EDUCATIVE

1. L’innovazione tecnologica non ha un valore in sé ma assume un significato soltanto se e quando diventa veicolo e/o occasione di innovazione organizzativa e metodologico-didattica.

2. L’innovazione tecnologica non può essere attuata sporadicamente, ma implica l’interazione “virtuosa” tra tutti gli attori che interagiscono in un contesto omogeneo, la continuità nel tempo e il consolidamento di buone prassi.

3. Le innovazioni più significative sono quelle che riescono a diventare patrimonio condiviso di tutti i soggetti coinvolti (insegnanti, studenti, dirigenti, genitori, referenti…) e innescano processi orientati al miglioramento della qualità complessiva dell’organizzazione in cui si collocano.

4. Qualsiasi innovazione tecnologica implica una “visione” sistemica e richiede che si mettano in atto investimenti costanti, strategie permanenti di supporto ai soggetti coinvolti e politiche flessibili di alfabetizzazione, formazione continua e aggiornamento delle competenze.

5. Le innovazioni metodologiche più significative che le tecnologie possono agevolare o sostenere sono quelle che riportano lo studente al centro del processo di apprendimento e lo spingono a essere “attivamente coinvolto”.

Poiché i modelli di insegnamento sono strettamente legati al setting d’aula, crediamo che l’architettura scolastica, gli arredi e tutti gli spazi della scuola, debbano essere ripensati sulla base del modello pedagogico che sta alla base delle scelte di Istituto.
Non potendo costruire nuove scuole in tutt’Italia, è necessario riprogettare gli spazi già esistenti per renderli adatti alle nuove metodologie. C’è una “leggibilità” degli spazi, concetto già appartenente alle scuole Montessoriane, per cui gli studenti devono essere in grado di riconoscere, attraverso la lettura dei luoghi, a quale tipo di apprendimento lo spazio è destinato.

Esiste una stretta relazione tra la struttura, gli arredi e gli spazi (aspetto topico) e ciò che significano gli stessi (aspetto semantico).
I’ intento delle scuole 2.0 è stato quello di riappropriarsi di questo legame perché hanno creduto fermamente che l’apprendimento ne risulti notevolmente facilitato.

E’ anche interessante la distinzione proposta fra “aula disciplina” e “aula classe”, vediamo di spiegare la differenza L’aula è lo spazio fisico in cui si svolge l’azione didattica, la classe è l’insieme degli alunni. Classe e aula non sono più in corrispondenza biunivoca. L’aula-disciplina è uno spazio in cui si può “leggere”l’apprendimento. L’aula di matematica non può essere asetticamente uguale all’aula di italiano o di inglese.

I laboratori sono a tutti gli effetti aule e le aule a tutti gli effetti laboratori.

I docenti che coabitano nella stessa aula, possono personalizzare gli arredi collegando la leggibilità dello spazio alla disciplina insegnata. Le aule-disciplina sono nondimeno importanti perché annullano l’isolamento del docente, contribuendo a realizzare quella cultura-ponte necessaria per la condivisione di programmi, materiali, idee e metodologie.

Gli spazi-aula devono essere: ampi, aperti, adattabili e flessibili con zone relax o dedicate alla discussione. Circa gli spazi al di fuori dell’aula, sono risultati sopratutto necessari:

ampi atri come luoghi di incontro o, comunque, un’area che sia la piazza della scuola in cui tutti gli alunni si possano ritrovare

una zona ristoro (bar-mensa)

spazi per piccoli gruppi

zone per il lavoro individuale

Laddove con le ICT è stato possibile scardinare la dimensione temporale della lezione in classe, lo spazio fisico dell’aula si dimostra essere ancora troppo rigido e standardizzato. La fluidità dei processi comunicativi innescati dalle ICT si scontra con ambienti fisici che risultano essere sempre più inadeguati poiché indistinti per obiettivi e finalità didattiche. Dopo la trasformazione della classe in laboratorio, è necessario modificare l’assetto degli spazi scolastici.

Perché questo processo possa avviarsi in maniera efficace ed in tempi brevi, il MIUR ha costituito un gruppo di lavoro costituito da architetti e esperti in materia di innovazione didattica che ha il compito di revisionare le esistenti linee guida sull’edilizia al fine di consentire la costruzione di nuovi edifici scolastici che riflettano i valori imprescindibili dei modelli didattici per il nuovo millennio. L’innovazione richiesta non si riflette solo nei materiali di costruzione ma soprattutto nella concezione culturale di una scuola che deve far fronte a nuovi skills, nuovi scenari di apprendimento e d’insegnamento.

Il lavoro del gruppo, però, non può prescindere dalle esigenze degli stakeholder, per questo motivo è emersa la necessità di avviare  un dialogo tra chi la scuola la abita e chi la costruisce, a partire da un’analisi dei bisogni attraverso un questionario rivolto ai dirigenti scolastici, proposto di seguito 

INDICAZIONI OPERATIVE

. Si  suggeriscono di seguito alcuni link che contengono materiale didattico per l’apprendimento delle discipline nei vari gradi di scuola.

Risorse per la didattica personalizzata

Parliamone registro elettronico et alia

Ebook free ed appunti

Informatica

Fotografia

eBooksMachinima

CONSIDERAZIONI FINALI

Per rendersi conto delle radicali innovazioni connesse alla didattica digitale, occorre prendere consapevolezza della ricchezza di contenuti disciplinari, di metodologie e strategie didattiche di percorsi di apprendimento, di indicazioni organizzative presenti nella rete. Internet è veramente il grande maestro da cui bisogna acquisire le competenze fondamentali per rinnovare la formazione professionale dei docenti di ogni ordine e grado di scuola. Nuova professionalità costituita essenzialmente anche da abilità operative nel campo delle nuove tecnologie informatiche, che consentano a docenti e alunni di utilizzarle come strumenti di ricerca in generale e dei link didattici specifici