Il processo di inclusione degli alunni con disabilità in Italia non procede in modo uniforme. I dati ISTAT per l’anno scolastico 2024-2025 mettono in luce un’Italia spaccata, dove la carenza di infrastrutture al Mezzogiorno fa da contrappunto a una crisi di personale specializzato nelle regioni del Nord.
Uno dei dati più sorprendenti riguarda la distribuzione delle risorse umane. Le scuole del Mezzogiorno garantiscono un numero medio di ore di sostegno più elevato, pari a 17,4 ore settimanali, contro le 14,3 ore del Nord. Nonostante questo, proprio al Sud si registra una maggiore insoddisfazione delle famiglie, con una quota di ricorsi al TAR (5,3%) superiore alla media nazionale (3,8%).
Il divario si inverte drasticamente parlando di specializzazione:
Se il Mezzogiorno vince sulla “quantità” di ore e sulla specializzazione, perde terreno sulla qualità degli edifici. Solo il 35% delle scuole del Sud è privo di barriere fisiche, a fronte del 44% del Nord. Esempi estremi sono la Valle d’Aosta (64% di accessibilità) contro la Campania (30%).
Anche l’accessibilità sensoriale e tecnologica mostra ritardi:
Il divario si riflette anche nelle modalità con cui gli studenti vivono l’esperienza scolastica. Un dato emblematico riguarda il tempo trascorso fuori dalla classe per gli studenti con gravi limitazioni: nel Nord arrivano a 9 ore settimanali di attività separata, mentre nel Mezzogiorno questa cifra si ferma a 5,5 ore, suggerendo un modello di integrazione in aula più persistente nel Sud.
Tuttavia, il Sud appare più isolato rispetto alle esperienze esterne:
L’unico ambito in cui il Mezzogiorno mostra una marcia in più è il rapporto con le famiglie. I colloqui frequenti (almeno una volta al mese) tra genitori e docenti di sostegno riguardano il 45% degli alunni al Sud e solo il 30% al Nord. Anche il coinvolgimento con i docenti curricolari è più sistematico nelle regioni meridionali (30% contro 17% del Nord), delineando una comunità educante più partecipe e relazionale nonostante le croniche carenze strutturali.