In questi giorni si parla moltissimo della proposta del generale Roberto Vannacci, europarlamentare ormai leader del partito nascente Futuro Nazionale, di istituire classi speciali per studenti con disabilità o separate in base a merito e profitto.
La proposta è stata condannata dai più, in nome dell’inclusione scolastica. Il noto attivista e influencer Emanuel Cosmin Stoica, con una disabilità motoria, è una voce fuori dal coro: “Sono disabile e dico sì alle classi separate”, ha scritto in un post Instagram.
Ecco le sue parole: “Ho frequentato le scuole insieme ai miei compagni normodotati. Mi sono laureato in Giurisprudenza con 107 su 110 e nessuno mi ha regalato nulla. Non ho ricevuto voti di favore e so bene quanto sia importante che una persona con disabilità abbia l’opportunità di crescere, studiare e confrontarsi con tutti gli altri.
Detto questo, credo che il dibattito sulle disabilità a scuola venga spesso affrontato in modo ideologico. Non tutte le disabilità sono uguali. Io ho una disabilità motoria e ho potuto seguire un percorso scolastico ordinario. Esistono però ragazzi e ragazze con disabilità gravissime, cognitive o plurime, che spesso nella scuola inclusiva esistono solo sulla carta. Nella realtà passano molte ore esclusivamente con l’insegnante di sostegno, che spesso non è presente per l’intero orario scolastico e che, per mancanza di risorse, fatica a garantire tutta l’assistenza necessaria.
In molti casi questi studenti vengono già portati fuori dall’aula per svolgere attività separate. Fingere che ciò non accada significa ignorare la realtà. Per questo ritengo che si debba avere il coraggio di discutere senza slogan. Per alcune disabilità gravissime potrebbe essere opportuno prevedere percorsi educativi altamente specializzati, con personale qualificato, spazi adeguati e programmi costruiti sulle reali esigenze della persona.
La vera discriminazione non è valutare soluzioni diverse caso per caso. La vera discriminazione è lasciare migliaia di studenti in una situazione in cui non partecipano realmente né alla vita della classe né a un percorso educativo realmente adatto alle loro necessità. L’obiettivo deve essere uno solo: garantire ad ogni persona con disabilità il miglior percorso possibile, non difendere modelli ideologici che troppo spesso non coincidono con la realtà quotidiana delle famiglie e degli studenti”.
Rispondendo ad alcune critiche che gli sono state fatte, l’attivista ha rincarato la dose: “Come inserireste efficacemente in una classe ordinaria uno studente in stato vegetativo, con gravissime pluriminorazioni, con autismo severissimo e assenza totale di linguaggio, o con una disabilità cognitiva così profonda da non poter partecipare minimamente alle attività della classe? Non in teoria. Nella realtà. Perché la realtà è che molti di questi ragazzi sono già fuori dalla classe per gran parte della giornata, seguono percorsi individuali e spesso lavorano esclusivamente con l’insegnante di sostegno”.
Vannacci, ex leghista, a Otto Mezzo, di recente ha illustrato il suo pensiero e risposto alle domande incessanti della sua interlocutrice, snocciolando concetti e convinzioni: c’è stato spazio, tra i tanti temi, anche per una battuta sull‘inclusione.
Il generale ha spiegato di non essere di “estrema destra” ma di una “destra autentica”. Poi, parlando di tasse e di una probabile “patrimoniale”, ha aggiunto: “La solidarietà sociale, al di là dei paroloni filosofici come ’empatia’, ‘fratellanza’ ed ‘inclusione’ si esplica con il pagamento delle tasse. Ma se non ho più una società coesa questa coesione si sfalda”.
Lunedì 22 giugno il leader del nuovo partito di destra Futuro Nazionale è intervenuto nel corso di un convegno sull’istruzione in corso nella Capitale, e ha rilanciato le classi distinte, presentandole come un “fattore inclusivo e non discriminante”.
“È una cosa alla quale ho sempre pensato, perché è una tecnica scolastica che è usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra. E sembra funzionare”. Il sistema, ha rivendicato il generale, in passato “era applicata anche da noi. Quando noi uscivamo dalle scuole medie, mi ricordo benissimo, chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D“.
“Questo è a favore di tutti gli studenti“, ha detto ancora Vannacci. “Perché i più bravi, i più diligenti sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni e i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi. Quindi lo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, inclusivo piuttosto che discriminante”, ha ribadito il generale. “Cioè il fatto di poter aiutare ognuno raggruppandoli per caratteristiche simili“.